[Smash Repression] Torino: Balliamo insieme, insieme lottiamo – 17-12-2022 [ITA]

fonte: https://gancio.cisti.org/event/balliamo-insieme-insieme-lottiamo-street-parade

Il nuovo decreto del governo prevede per l’organizzazione di un “raduno musicale non autorizzato” un minimo di pena sei volte superiore a quello per un sequestro di persona.

Anche tu pensi che ballare sia uno dei crimini più gravi che si possano commettere?

Secondo te per ritrovarsi insieme bisogna chiedere il permesso alle forze di polizia?

Anche tu hai paura di chi crea situazioni libere dove ci si può autogestire al di fuori delle logiche commerciali?

Vivere la musica in questi spazi è davvero un grave pericolo per l’incolumità pubblica? Tanto da meritare dai 3 ai 6 anni di carcere?

Fin dalla sua prima stesura – e nonostante le limitazioni introdotte successivamente – questo decreto ha incarnato lo scopo evidente di colpire non solo le feste, ma anche i concerti e le iniziative nei centri sociali, negli squat, in uno spazio urbano abbandonato o in un bosco, attaccando tutti gli eventi “musicali o aventi altro scopo di intrattenimento” con la scusa della “sicurezza e dell’igiene”.

Stanno plasmando un mondo in cui la nostra unica speranza è quella di sopravvivere in “sicurezza”… tra una pandemia e una guerra mondiale. Un concetto di sicurezza o di igiene evidentemente strumentale, che si traduce in un mondo in cui scuole pericolanti o farcite di amianto, fabbriche d’armi, allevamenti intensivi e depredazione del pianeta sono considerati “sicuri e igienici”… mentre ballare in una fabbrica, in un bosco, occupare una casa per un concerto o una proiezione, diventano fenomeni punibili come “minacce alla sicurezza”.

Noi vogliamo vivere, non sopravvivere.

Le feste libere sono un rituale atavico di vita, di ribellione, di autogestione e di autoproduzione: ci riappropriamo temporaneamente di luoghi abbandonati o dimenticati per costruire un nostro modo di stare insieme, un mondo diverso, realizzato con i nostri mezzi, le nostre competenze, messe in campo tanto per godere della musica che produciamo quanto per prenderci cura di chi ne abbia bisogno.

Un mondo di complicità senza competizione.

Un mondo in contrasto con l’asfissiante e pervasivo controllo da parte dello Stato.

Un mondo dove al centro non ci sia il profitto, ma le relazioni umane e la socialità che spontaneamente ogni giorno si organizza dal basso nei quartieri, sui posti di lavoro, negli spazi occupati, nelle feste.

Difendiamo insieme le nostre forme di resistenza da un mondo che ci vorrebbe individui silenziosi e omologati.

Crediamo che il nostro corpo ci appartenga in ogni momento e che ogni persona sia libera di inseguire il proprio desiderio e il proprio piacere.

Il decreto anti-rave vuole impedircelo, riportando ogni forma di espressione libera sotto lo sguardo severo e sorvegliante di uno Stato che tutto ascolta e tutto controlla.

Senza più spazi liberi e autogestiti di divertimento, il nostro piacere rischia di venire inscatolato in un centro commerciale.

La posta in gioco è una progressiva erosione della libertà: con un crescente arsenale di norme e leggi si cerca di punire non solo le azioni compiute, ma di cancellare identità e comunità scomode.

Il decreto “anti-rave” si inserisce in un’ondata repressiva molto più estesa tra costante compressione delle libertà e sorveglianza onnipresente.

Un’ondata letale e troppo silenziosa, che uccide soprattutto le persone marginalizzate e rese invisibili nelle carceri o alle frontiere.

Il 17 dicembre scendiamo nelle strade della nostra città con gioia e determinazione, contro l’ennesimo tentativo di criminalizzare il dissenso e soffocare le esperienze non conformi che attraversano la società.

Balliamo insieme, insieme lottiamo.

/ / Non comunicare con i giornalisti

/ / Non parlare con gli sbirri

/ / Non si accettano bandiere o simboli di partito

Vademecum per la Street Parade

TORINO – PIAZZA STATUTO – ORE 13

pre-concentramenti ore 11.30: Palazzo Nuovo – Radio Blackout

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Torino: Barocchio Squat – La Bellavita nella pratica [ITA]

fonte: https://barocchio.squat.net/2022/11/25/la-bellavita-nella-pratica/

La Bellavita nella pratica
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Manuale d’uso per la Bellavita

Al Barocchio Squat vige la pratica della Bellavita: alle serate, alle cene, alle feste, tuttx
portano qualcosa da bere a da mangiare insieme e si usufruisce della serata mettendo in
gioco se stessi, e portando le cose che renderanno la festa piacevole, quello che si ha, e
anche quello che non si ha.

Per far si che la serata sia un successo, porta quello che vorresti trovare!

Nella pratica della Bellavita e nel concetto del dono, nel portare sempre le cose migliori,
ritroviamo il cuore pulsante del sorpassato concetto della condivisione: prendere quello
che si vuole per dare il meglio che si ha, non “condividere” ma multividere!

Lontano dalla visione del frigo self-service, riapre il mitico BAR Bellavita del Barocchio
Squat: alle serate c’è un bar, in cui tutti possono essere baristi e avventori, improvvisarsi
coctkail maker e preparare i drink preferiti da te e quelli che invece vogliono le altre
persone.

Quando arrivi, avvicinati al bar e riforniscilo delle bevande che hai portato, e se hai voglia
fermati a prepararle per tutti: in questo modo la serata sarà bellavita !

Il bar sei tu!

Barocchio Squat
Novembre 2022

Scarica il PDF
Barocchio Squat – La Bellavita nella pratica – Torino Novembre 2022

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Torino: Barocchio Squat – La chiamavano Bellavita [ITA]

fonte: https://barocchio.squat.net/2022/11/25/la-chiamavano-bellavita/

La chiamavano Bellavita
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Volantino sulla pratica della Bellavita

Uno dei fondamenti dell’anarchia – libertaria per definizione – è prendere ciò di cui si ha
bisogno mentre si apporta al massimo delle proprie possibilità, per far crescere se stessi e
quelli che ci circondano.
Ed eccoci qua, Torino, 2022, voci e anime del Barocchio Squat.
30 anni di occupazione, 30 anni di attitudine, lotta, cultura, stile di vita.
Noi, nuovi occupanti di questo posto abbiamo scelto di mandare avanti una attitudine
iniziata grazie agli occupanti originari, che hanno deciso di dar vita a questo magico posto,
mettendosi in gioco per creare uno spazio dove la libertà di vivere si concretizza
giornalmente in un mondo alternativo e parallelo alla realtà che ci impongono di vivere.
Ognuno di noi è una singola anima del posto, viviamo in una società che non ci vuole, ci
sfrutta, ci giudica, ci condanna, combattendola in modo autonomo, individuale o collettivo,
con un indole anarchica.
Il Barocchio Squat ha una propria mente e anima, creata da varie individualità che lo
frequentano e lo difendono e dai loro stili di pensiero.
Il nostro gruppo è composto da vari elementi, con ideali e attitudini, forgiate dalla vita che
ognuno di noi ha vissuto in prima persona.
Le nostre scelte non giungono ad un compromesso idealizzato da qualcuno per essere
accettato o integrato. Il barocchio, come altri posti, è un posto VERO, dove la gente è
libera di esprimersi senza essere giudicata o allontanata.
La vita di questa posto non è rosa e fiori, anzi bensì il contrario, ma il rendersi conto di
essere diversi dalla società esterna, fa si che il posto abbia una propria identità, che con il
passare degli anni avvicina chi si riconosce in lui.
I primi occupantx del Barocchio già stesero le basi per quello che diventò una attitudine
rivoluzionaria e anticapitalista, che nella sua essenza è una utopia reale volta
all’abolizione del denaro, conseguenza imposta della ingordigia umana: la chiamarono
Bellavita.

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Torino: Barocchio Squat – 30 anni di occupazione ! [ITA]

fonte: https://barocchio.squat.net/2022/10/27/barocchio-squat-30-anni-di-occupazione/

Barocchio Squat

1992 -> 2022

30 anni !

L’occupazione del 1992 nella periferia torinese, a Grugliasco West Coast, raggiunge i suoi primi 30 anni !

Vieni a festeggiare, lunga vita all’occupazione !

 

30 anni di occupazione e autogestione del Barocchio Squat!!! 5 giorni di laboratori, autoproduzione, concerti live e serate elettroniche. E’ tuttx Bellavita  –> il bar siamo tuttx –> porta da bere/mangiare/xxx e condividilo!

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Resiste! Distro Summer Tour 2022 [ENG]

Hi all!

You will find the amazing Resiste! Distro in the following places along the summer of 2022, with a selection of DIY Screenprint T-shirts, Bags and patches, music and other DIY things. We’ll travel with ROT, a wonderfull Distro of DIY natural and biologic products (like shampoo, soaps, toothpaste, oils, medicinal herbs, ecc) from https://rot.rebus.cat/ .

Here below the list of events we’ll be participating in:

1) 11 June 2022 – Barcelona (Spain) – Gato Muerto Squat, Trobada de distro y concierto Anarco-Punk

2) 18-19 June 2022 – Turin (Italy) – Edera Squat – SUCA Fest, 4 giorni di workshop (2 al Mezcal Squat), autoproduzione e banchetti DIY, serigrafia su tela e carta, ecc – https://gancio.cisti.org/event/suca-fest

3) 21 June 2022 – Turin (Italy) – La Barca Squat – Concerto e distro DIY

4) 22-23 July 2022 – Sinj (Croatia) – SARS Festival

5) 29-30 July 2022 – Kanal Fest – Šibenik (Croatia)

6) 02-06 August 2022 – Monteparadiso Festival – Pula (Croatia)

7) 12-13 August 2022 – Empeduja Punk Festival – Rijeka (Croatia) – Empeduja Beach Bar istarska ulica

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Roma: Ateneo Occupato 22 anni di occupazione ! [ITA]

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[Fanzine] Opuscolo di sviluppo del manifesto contro la legalizzazione degli spazi occupati (Barocchio Squat – El Paso) [ITA]

PDF: Testo-legalizzazione-paso-barocchio-1994

Torino, febbraio 1994

OPUSCOLO DI SVILUPPO DEL MANIFESTO CONTRO LA LEGALIZZAZIONE DEGLI SPAZI OCCUPATI

da El Paso Occupato e Barocchio Occupato

Tradotto in Spagnolo da: Resiste!

INTRODUZIONE: VIVRE LIBRES OU MOURIR
Il nostro sogno è vivere liberi, distruggere ogni forma di potere costituito ed ogni gerarchia che ne
sono la negazione.
Per noi la libertà non può essere separata dal piacere. Siamo però disposti a sforzi titanici per
realizzare libertà e piacere. Consapevoli che non esiste libertà nel sacrificio e nell’immolazione.
In questo senso l’esperienza più completa che oggi ci prendiamo il lusso di vivere è quella
dell’autogestione cui fa spazio l’azione diretta, intesa come esperienza aperta, collettiva,
estendibile, che se ne infischia dei recinti tracciati dallo Stato tra legalità e illegalità.
L’occupazione degli spazi abbandonati riunisce queste prerogative ed apre la strada, nel modo più
corretto, all’autogestione. Lo sviluppo dell’autogestione della nostra vita non è praticabile senza
sovvertire l’esistente.
L’AUTOGESTlONE
é la forma di gestione dell’anarchia. II suo cuore pulsante.
Autogestione è la possibilità di stabilire secondo il principio della responsabilità individuale ed il
metodo dell’unanimità (non certo quello – democratico – della maggioranza), le regole della propria
esistenza.
Autogestione per offrirsi la possibilità di riunificare sfere separate dell’esperienza umana: pensiero
e azione, attività manuale e attività intellettuale, per riconquistare quella completezza che ci è
stata sottratta dalla specializzazione delle attività imposta dalla cultura del potere.
PERCHE’ L’AUTOGESTlONE E’ LA FORZA PRIMA DELL’OCCUPAZIONE ED E’ LA PREMESSA
INDISPENSABILE ALLA SUA EVOLUZIONE IN SENSO SOVVERSIVO.
Fin dal lontano 1988 gli occupanti di El Paso scrivevano sul bollettino dei Centri Sociali che gli
occupanti si ponevano come soggetti della loro azione, primi fruitori, primi ad averne soddisfazione.
L’occupazione parte dalla necessità di soddisfare bisogni reali di casa – spazio espressivo – socialità
– non mercificazione – estraneità alle regole alienanti delle istituzioni.
Solo questo interesse diretto, il desiderio di concretizzare queste forti aspirazioni negate dà la forza
agli occupanti di superare le fasi repressive, di passare di sgombero in sgombero, di denuncia in
denuncia fino a riuscire ad aprirsi uno spazio ed iniziare realmente l’autogestione collettiva. E di
sopportare le mille angherie del potere contro i posti occupati (controlli-irruzioni-nuove denunce).
II fatto che gli occupanti rivolgano egoisticamente prima di tutto verso di sé i risultati delle loro
azioni e dell’autogestione è la migliore garanzia di genuinità del loro discorso. Chi vorrà fare
altrettanto trova così già sperimentata una strada nuova. In questo modo senza dover rinunciarealla lotta politica o meglio alla lotta per la distruzione della politica, gli occupanti si negano come
avanguardia militante staccata e si propongono come primi fruitori del loro operato, mettendosi in
gioco personalmente.
La bontà del loro esperimento di vita e la carica sovversiva delle loro proposte si vedranno dagli
esiti dell’autogestione dentro e fuori dagli squatt.
Gli occupanti personalmente coinvolti, non più soltanto sul piano dell’astrazione ideologica – come
lo erano i militanti dei collettivi politici – avranno così mille buone ragioni per combattere a fondo
per la realizzazione dei progetti autogestionari che li vedono protagonisti di un immediato
miglioramento della qualità della loro vita dovuto alla riappropriazione di spazi di libertà sottratti
dal potere.

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Agro-Crust X: Actualización – News (CAS-ENG)

AGRO-CRUST X, del 9 al 12 de JUNIO 2022
Festival-Acampada-Encuentro Anticivilización D.I.Y.Aupa compas,
el tiempo pasa, la guerra sigue, y el Agro-Crust #10 viene cada vez
más cerca…pero ya están algunas cosas confirmadas y preparadas.
No hay muchas bandas de gira, que sepamos, las que están ya
confirmadas y las que confirmarán a última hora. La fecha final sería
el 15 de Abril 2022 para confirmar vuestra tokata o actividad!
Ya sabeis para sacar el cartel y hacer la propaganda se necesita tiempo.

El lugar ya está elegido, así que en este sentido no habrá problemas.
Por el otro lado tenemos un problema con la comunicación: El email
(agrocrust@autistici.org) no funciona por el momento, entonces
tendreis que contactar por cualquier cosa con el otro de siempre:

liberacionomuerte @ yahoo . com

El blog también está medio abandonado, aunque la convocatória
está subida, pero no pudimos subir el flyer… Seguramente es la
incompetencia nuestra en questiones técnicas y la falta de tiempo
que impide una mejor organización.

Hay muchos ánimos para esta décima edición, para veros a todxs
después de tanto tiempo que no ha sido fácil de superar para nadie.

A pesar de tiempos difíciles vamos pa delante con la movida y como
siempre llamamos a todxs vosotrxs a implicarse, hacer propuestas
para actividades (tokatas, charlas, talleres, acciones) o tareas, como
habitual sin ánimos de lucro (hazlo tu mismx) e en autogestión.

Que fluye la comunicación!
Que viva la Anarquía!

Abrazos desde la Garrotxa (Catalunya), Marzo 2022

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Guerra Ukraina: Contro l’invasione e l’annessione imperiale, una presa di posizione degli anarchici russi [ITA]

fonte: https://www.lucazanette.it/?p=224
tradotto da Luca Zanette
versione originale: https://it.crimethinc.com/podcasts/the-ex-worker/episodes/81/transcript

Infine, chiuderemo con una breve dichiarazione degli anarchici russi, rilasciata proprio mentre l’invasione stava per iniziare. È apparso in russo su avtonom.org, un progetto mediatico nato dalla rete comunista libertaria Autonomous Action, ed è stato pubblicato in traduzione inglese da CrimethInc. il 22 febbraio.

Ieri, 21 febbraio, si è tenuta una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza russo. Come parte di questo atto teatrale, Putin ha costretto i suoi più stretti servitori a “chiedergli” pubblicamente di riconoscere l’indipendenza delle cosiddette “repubbliche popolari” della Repubblica popolare di Luhansk [LPR] e della Repubblica popolare di Donetsk [DPR] nell’Ucraina orientale.

È abbastanza ovvio che questo è un passo verso l’ulteriore annessione di questi territori da parte della Russia, non importa come sia formalizzata (o non formalizzata) legalmente. In effetti, il Cremlino ha smesso di considerare la LPR e la DPR parte dell’Ucraina e ne sta finalmente facendo il suo protettorato. “Prima il riconoscimento dell’indipendenza, poi l’annessione”: questa sequenza era già stata elaborata nel 2014 in Crimea. Lo si evince anche dalle stupide riserve espresse da Naryshkin, direttore del Foreign Intelligence Service russo, alla riunione del Consiglio di sicurezza (“Sì, sostengo l’ingresso di questi territori nella Federazione Russa”). Dal momento che l’incontro, come si è scoperto, è stato trasmesso su nastro [piuttosto che dal vivo] e queste “prenotazioni” non sono state tagliate, ma lasciate dentro, il suggerimento è chiaro.

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Guerra Ukraina: La guerra e gli anarchici, prospettive anti-autoritarie in Ucraina [ITA]

fonte: https://www.lucazanette.it/?p=201

Qui di seguito condivideremo un articolo scritto da anarchici ucraini, originariamente pubblicato il 15 febbraio 2022, che fornisce un contesto su come alcuni partecipanti ai movimenti sociali vedono i difficili eventi che si sono verificati negli ultimi nove anni. Riteniamo che sia importante che le persone di tutto il mondo conoscano gli eventi che descrivono di seguito e le domande poste da tali sviluppi.

Questo testo è stato scritto a più mani da diversi attivisti anti-autoritari dell’Ucraina.
Non rappresentiamo un’organizzazione, ma ci siamo riuniti per scrivere questo testo e prepararci per una possibile guerra. Oltre a noi, il testo è stato curato da più di dieci persone, inclusi partecipanti agli eventi descritti nel testo, giornalisti che hanno verificato l’esattezza delle nostre affermazioni e anarchici provenienti da Russia, Bielorussia ed Europa.
Abbiamo ricevuto molte correzioni e chiarimenti per poter scrivere un testo il più oggettivo possibile.
Se scoppia la guerra, non sappiamo se il movimento antiautoritario sopravviverà, ma cercheremo di farlo. Nel frattempo, questo testo è un tentativo di lasciare online una traccia dell’esperienza che abbiamo accumulato insieme.
Al momento, il mondo sta discutendo attivamente di una possibile guerra tra Russia e Ucraina. Dobbiamo chiarire che la guerra tra Russia e Ucraina va avanti dal 2014. Ma procediamo in ordine cronologico.

La protesta di piazza Maidan a Kiev:

Nel 2013 sono iniziate le proteste di massa in Ucraina, innescate dal pestaggio da parte dei Berkut (forze speciali di polizia) ai danni degli studenti che manifestavano la propria insoddisfazione per il rifiuto dell’allora presidente Viktor Yanukovich di firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea.
Questo pestaggio ha funzionato come un invito all’azione per molti segmenti della società. È diventato chiaro a tutti che Yanukovich aveva superato il limite.
Le proteste alla fine hanno portato alla fuga del presidente.
In Ucraina, questi eventi sono stati chiamati “La rivoluzione della dignità”.
Il governo russo lo presenta come un colpo di stato nazista, un progetto del Dipartimento di Stato americano e così via. Gli stessi manifestanti erano una folla eterogenea: attivisti di estrema destra con i loro simboli, leader liberali che parlavano di valori europei e integrazione europea, comuni cittadini ucraini che si sono schierati contro il governo, alcuni dei quali di sinistra.
I sentimenti anti-oligarchici hanno dominato tra i manifestanti, mentre gli oligarchi a cui non piaceva Yanukovich hanno finanziato la protesta perché lui, insieme alla sua cerchia ristretta, ha cercato di monopolizzare i grandi affari durante il suo mandato.
Vale a dire, per altri oligarchi, la protesta ha rappresentato un’opportunità per salvare i propri affari. Inoltre, molti rappresentanti di medie e piccole imprese hanno partecipato alla protesta perché la gente di Yanukovich non ha permesso loro di lavorare liberamente, chiedendo loro soldi: la gente comune era insoddisfatta dell’alto livello di corruzione e della condotta arbitraria della polizia.
I nazionalisti che si opponevano a Yanukovich sulla base del fatto che si trattava di un politico filo-russo si sono riaffermati in modo significativo. Gli espatriati bielorussi e russi si sono uniti alle proteste, percependo Yanukovich come un amico dei dittatori bielorussi e russi Alexander Lukashenko e Vladimir Putin.

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[Fanzine] Panfleto contra la legalización de los espacios okupados [CAS]

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Torino, febrero 1994.

Panfleto contra la legalización de los espacios okupados

de El Paso Occupato y Barocchio Occupato

Traducido por Resiste! (https://resiste.squat.net/)

Introducción: Vivre libres ou mourir (Vivir libres o morir)

Nuestro sueño es vivir libres, destruir cada forma de poder constituido y toda jerarquía, que son su negación.

Para nosotrxs la libertad no puede estar separada del placer. Por eso, somos capaces de hacer grandes esfuerzos para conseguir libertad y placer, conscientes de que no existe libertad en el sacrificio y en la inmolación.

En este sentido, la experiencia más completa de la que hoy nos reapropiamos es la de la autogestión, la cual se consigue a través de la acción directa, entendida como experiencia abierta, colectiva y ampliable a la que no le importan los límites que el Estado establece entre legalidad e ilegalidad.

La okupación de los espacios abandonados reúne estas prerrogativas y abre las puertas del modo más correcto a la autogestión. El desarrollo de la autogestión de nuestra vida no es practicable sin subvertir lo existente.

La autogestión

Es la forma de gestión de la anarquía, su corazón impulsor.

Autogestión es la posibilidad de establecer, según el principio de la responsabilidad individual y el método de la unanimidad (seguramente, no el – democrático – de la mayoría), las reglas de la propia existencia.

Autogestión como posibilidad de reunificar esferas separadas de la experiencia humana: pensamiento y acción; actividad manual y actividad intelectual, para reconquistar esa totalidad que nos ha sido sustraída por la especialización de las actividades impuestas desde la cultura del poder.

Por qué la autogestión es la primera fuerza de la okupación y premisa indispensable de su evolución en sentido subversivo.

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[Fanzine] To Squat… is to struggle [FRA, ENG, ITA, LIT]

Squatter... c’est lutter fonte: https://infokiosques.net/spip.php?article1250

[FR]

En 1984, une bande de squatteur-euse-s parisien-ne-s aff  irment la nécessité de squatter, et la nécessité de lier le squat à la lutte. Plus de trente ans après, la question du logement est toujours autant placée au coeur de la lutte des classes…

Aujourd’hui, on ne peut plus occuper un immeuble en oubliant tout le reste. On ne peut plus prétendre résoudre tranquillement son problème de logement et s’arrêter là. Parce que l’État, lui, n’oublie rien de ce que nous sommes. Parce que son oppression ne s’arrête pas à la maison.
(…)
Un squat aujourd’hui, si c’est un ghetto parmi les ghettos, ça crève. Pour que ça marche, une seule condition : que ça lutte.

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[PSSOL] – Kate Wilson’s IPT case – Video Explainer [ENG]

fonte: https://policespiesoutoflives.org.uk/we-still-want-our-files/

Kate’s decade-long legal battle ended in Jan 2022 with a landmark judgment in Kate’s favour and the police paying all legal costs.

The judgment found that the deployment of undercover officer Mark Kennedy, and five other officers, into Kate’s life and political movements ‘….was not necessary in a democratic society and not proportionate’ and was ‘…not in accordance with the law’.

As well as lengthy, the case covered lots of technical legal ground and much of what was discussed could not be publicised.

Police Spies Out Of Lives has made a short video explainer to the case, with funding from a generous donor:

https://youtu.be/yxrxSJvn1jw

 

Please share as widely as possible.

For more information on the case please see these blog posts:
https://policespiesoutoflives.org.uk/kate-wilsons-ipt-case-judges-hand-down-costs-order/
https://policespiesoutoflives.org.uk/breaking-news-court-rules-undercover-policing-operation-against-protest-movements-were-unlawful-and-sexist/

In solidarity!

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Guerra Ukraina: Uno sguardo da Kiev [ITA]

fonte: https://www.lucazanette.it/

L’Ucraina è in guerra con la Russia e i suoi delegati da otto anni. Il bilancio delle vittime ha già superato le 14.000.
Tuttavia, mentre le truppe russe si radunano lungo i nostri confini settentrionali e orientali, è la prima volta nella storia di questa guerra, o anche nell’intera storia dell’Ucraina, se ricordo bene, che ricevo regolarmente messaggi dai miei amici stranieri, di alcuni dei quali non ho notizie da anni, tutti ansiosi di sapere se sono al sicuro e se la minaccia è così significativa come è stato detto loro.
Questi amici variano nelle loro opinioni politiche, età, occupazioni, esperienze di vita e background. L’unica cosa che hanno in comune è che vengono tutti dagli Stati Uniti.
Il resto dei miei compagni in giro per il mondo sembra avere meno ansia per questo. La scorsa settimana ho ospitato un amico dalla Grecia e un altro dalla Germania, entrambi sono sembrati sorpresi nell’apprendere di essere atterrati in un paese che dovrebbe diventare l’epicentro della Terza Guerra Mondiale da un momento all’altro (questo è probabilmente il motivo per cui i loro biglietti aerei costano solo otto euro).
Anch’io sarei stato sorpreso se non fosse stato per il fatto che mi capita di guardare anche io la televisione americana. Nelle ultime settimane, ho notato un’ondata di riferimenti alla situazione dell’Ucraina in tutti i tipi di talk show che vedo online. Sembra quasi che si parli di Ucraina negli Stati Uniti ora più di quanto non ci fosse durante lo scandalo della corruzione del figlio di Joe Biden.

Per un ucraino, ciò che senti in risposta a questo improvviso aumento di interesse per la nostra lotta senza fine contro il nostro vicino imperialista violento dipenderà dalla propria posizione politica.
Quando abbiamo deciso di rinunciare alle nostre armi nucleari nel 1994, aderendo al memorandum di Budapest, Russia, Regno Unito e Stati Uniti hanno promesso di rispettare e proteggere l’indipendenza, la sovranità e i confini esistenti dell’Ucraina e di astenersi da qualsiasi minaccia o uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina.
Quando tutte quelle promesse si sono rivelate completamente prive di valore solo vent’anni dopo, molte persone qui non hanno potuto fare a meno di sentirsi tradite.
Molte di queste persone ora sentono che è giunto il momento per gli Stati Uniti di intensificare il loro gioco, mantenendo le promesse.
Senza questo contesto, sarebbe estremamente difficile capire perché alcune persone in Ucraina applaudono quando un impero oltreoceano che si riferisce all’Ucraina come “il cortile della Russia” fa volare aerei da guerra pieni di soldati su questo paese sovrano.

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Guerra Ukraina: Gli anarchici e la guerra in Ukraina [ITA]

fonte: https://www.lucazanette.it/

Condivideremo ora un estratto da un’intervista, realizzata da un anarchico bielorusso che al momento vive all’estero, ad un anarchico coinvolto in diverse lotte in Ucraina.

La versione audio può essere trovata su “Elephant in the Room”, un progetto di audio anarchici basato in Dresden.

Anarchico ukraino: Prima di tutto, molte grazie per avermi interpellato.
Riguardo alla posizione dell’Ukraina dopo il collasso dell’Unione Sovietica, vorrei dire che è stata piuttosto turbolenta ed è passata attraverso diverse fasi.
Sotto il Presidente Leonid Kuchma e attraverso la maggior parte degli anni Novanta, si trattava di uno stato disciolto, retto da gruppi oligarchici in competizione per diverse sfere di potere. (in qualche modo è così tutt’ora).
Ma inoltre è importante notare che in questo periodo, gli anni Novanta, la politica statale della Russia era molto diversa da come è ora.

Sotto la presidenza di Yeltsin, non era una politica particolarmente imperialista, almeno in base a quanto io possa stimare. Ovviamente, c’era una collaborazione molto stretta tra le autorità statali ed economiche di Russia ed Ukraina.
Ma non era come se ci si aspettasse che l’Ukraina fosse subordinata alla Russia, anche se una varietà di legami e dipendenze economiche esistessero tra i due paesi già all’interno dell’Unione Sovietica, legami che continuarono ad esistere dopo il suo collasso.

La situazione è cambiata quando Kuchma ha lasciato la presidenza ed è emersa una competizione tra i presidenti [ucraini] [Viktor] Yanukovich e [Viktor] Yushchenko.
Viktor Yushchenko ha rappresentato questa prospettiva più occidentale e nazionalista. Questo conflitto ha raggiunto il culmine durante le prime proteste di piazza Maidan nel 2004, direi.
Yushchenko ha vinto, e per questo motivo la corrente politica più occidentale e di allontanamento dalla Russia è stata per un po’ prevalente in Ucraina.
Nel 2008, quando è scoppiata la guerra in Georgia (sull’Ossezia meridionale), l’Ucraina si è decisamente schierata, solo politicamente, non militarmente, più con la parte georgiana di quel conflitto.

Ma è importante capire che all’interno dell’Ucraina ci sono molti diversi gruppi culturali, gruppi di affari e interessi politici e gruppi di diverse tendenze ideologiche. Non sono tutti uguali tra loro. È un mosaico davvero complesso e multistrato, che crea molta confusione e molte correnti e sviluppi politici diversi. Questi non sono facili da seguire e capire anche dall’interno dell’Ucraina, a volte.

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Guerra Ukraina: La storia che ha portato all’invasione russa, gli anarchici ucraini parlano chiaro [ITA]

TRADUZIONE:
FCKPTN.inc
FONTE:
https://it.crimethinc.com/podcasts/the-ex-worker/episodes/81/transcript

fonte ITA: https://www.lucazanette.it/

Introduzione:
Ciao a tutti, e bentornati ad un altro episodio di “The Ex Worker”.
Mentre registriamo questo, i carri armati russi stanno circondando la capitale ucraina di Kiev e centinaia di migliaia di rifugiati stanno fuggendo dalle bombe che cadono.
Allo stesso tempo, gli ucraini stanno combattendo ferocemente per resistere all’invasione, fronteggiando avversità schiaccianti, mentre i manifestanti contro la guerra in tutta la Russia stanno portando la resistenza a casa, di fronte all’intensa repressione della polizia.
Qui a CrimethInc. e “The Ex Worker” siamo stati in comunicazione con gli anarchici di tutta la regione, cercando di mettere insieme ciò che sta accadendo e di offrire supporto e amplificare le voci dei nostri compagni che sono stati colpiti dall’invasione.
Questo episodio raccoglie parte del materiale che abbiamo pubblicato nelle ultime settimane, al fine di fornire un contesto critico su ciò che sta accadendo oggi in Ucraina.
Inizieremo con un lungo pezzo intitolato “Tra due fuochi”, pubblicato un mese fa, mentre cresceva la minaccia di guerra.
Comprende una serie di voci anarchiche della regione, spesso in disaccordo su analisi e strategia, ma unite nel tentativo di trovare un percorso che sfidi tutti gli imperi.
Ascolterete la storia dell’Ucraina dal crollo dell’impero sovietico, il movimento di protesta di piazza Maidan (la piazza principale della capitale Kiew), che ha rovesciato il presidente Yanukovich nel 2014, le origini della guerra nell’Ucraina orientale e l’annessione russa della Crimea, il conflitto militare in corso, nonché le tensioni – e le ansie – politiche che hanno portato a questa escalation.
Condividiamo anche un lungo saggio, scritto collettivamente da un gruppo di anarchici ucraini, che descrive in dettaglio l’evoluzione del movimento anarchico in questo periodo, esamina le diverse forze che popolano il contesto politico e valuta i rischi e le potenzialità rivoluzionarie nella situazione attuale.
Concludiamo, infine, con una breve dichiarazione rilasciata dagli anarchici russi sullo scoppio della guerra, per evidenziare come gli antiautoritari su entrambi i lati dei confini condividano l’impegno a resistere all’imperialismo russo, mentre lavorano per una visione più ampia di liberazione.
Un’altra nota prima di iniziare: ora sappiamo quello che non sapevamo quando questi testi furono scritti: che Putin avrebbe effettivamente ordinato un’invasione militare su vasta scala dell’Ucraina.
Sapendo questo, alcune delle parti dei testi che ascolterete suoneranno strane in retrospettiva, ma abbiamo deciso di proposito di lasciarle come erano state scritte.
Quindi, per esempio, quando abbiamo deciso di non censurare le opinioni espresse da alcuni anarchici ucraini, secondo i quali un’invasione russa era improbabile, non è per dire “te l’avevamo detto”, ma per mostrare che il modo in cui sono andate le cose non sembrava inevitabile per chi si trovava sul terreno pochi giorni prima dell’invasione, nonché per indicare quanto sia difficile prevedere la direzione in cui andranno gli eventi, in mezzo a raffiche di disinformazione e agende imperiali in competizione, ciascuna con i propri portavoce nei media.
Per quelli di voi che ascoltano in questo momento, mentre le bombe stanno cadendo, speriamo che questo episodio fornisca un contesto critico per capire come siamo arrivatiqui; per quelli di voi che ascolteranno mesi o anni nel futuro, aiutiamo a fornire un’indicazione di come gli anarchici stavano valutando la situazione in vista della guerra, per approfondimenti su come potremmo imparare ad analizzare meglio le complesse situazioni di conflitto che sicuramente ci ritroveremo ad affrontare in futuro.
C’è un’enorme quantità di disinformazione in giro, in gran parte originata dalla propaganda russa, ma anche dalle forze pro-NATO.
Sfortunatamente, alcuni settori della sinistra negli Stati Uniti e oltre hanno adottato acriticamente molti dei punti di discussione di Putin: che il governo ucraino è in realtà controllato dai fascisti e che l’invasione russa non è imperialismo, ma un atto difensivo o addirittura antifascista o anti-nazista.
Ci auguriamo che i seguenti rapporti, tutti scritti da anarchici della regione, verificati e revisionati il più accuratamente possibile, aiutino voi ascoltatori a orientarvi e a trovare percorsi verso la solidarietà.
È stato difficile rimanere in contatto con i compagni che stanno combattendo per la propria vita in una situazione in rapido cambiamento, ma mentre finiamo questo episodio stiamo già lavorando a un secondo che uscirà subito dopo, in cui presenteremo resoconti di prima mano dell’invasione in Ucraina e della resistenza contro la guerra in Russia.
Quindi restate sintonizzato per quelli, ma per ora speriamo che troverete questo background e questa analisi utili per capire cosa sta succedendo oggi.
Quindi iniziamo.


1. Tra due fuochi.
Apriamo la discussione di questo episodio sulla guerra russa in Ucraina con un testo che abbiamo pubblicato per la prima volta il 3 febbraio 2022: “Tra due fuochi: anarchici ucraini sull’incombente minaccia di guerra”.
Come capire il conflitto in corso con le truppe russe che sono attualmente ammassate al confine ucraino? È solo una dimostrazione di forza da entrambe le parti, volta ad assicurarsi un’influenza (sull’area n.d.r.) e destabilizzare l’opposizione?
Sfortunatamente, nel contesto globale instabile di oggi, anche i più esperti attori geopolitici potrebbero entrare in una spirale da resa dei conti, solo per fare un “piccolo tintinnio di sciabola” e finire con la situazione che gli sfugge di mano.
Forse tutto ciò che sta avvenendo è politica del rischio calcolato, ma alla fine potrebbe comunque portare alla guerra.
L’ultimo mese ha visto le truppe russe schierarsi in Kazakistan e Bielorussia, assicurando a Putin il ruolo di garante delle dittature e indicando la portata delle sue ambizioni, per non parlare del precario equilibrio di potere in tutta la regione.
Gli Stati Uniti stanno ora schierando truppe anche nell’Europa orientale, aumentando la tensione nel perseguimento delle ambizioni imperiali rivali.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha iniziato il 2021 lanciando l’offensiva contro gli alleati di Putin in Ucraina, ha recentemente chiesto all’amministrazione Biden di frenare la propria condanna; questo non indica che la minaccia di una guerra non sia reale, ma piuttosto che Zelensky deve ancora stare attento all’economia ucraina, che la guerra incomba per settimane, mesi o anni.
La prospettiva di un’invasione russa pone domande spinose agli anarchici. Come possiamo opporci all’aggressione militare russa senza semplicemente entrare nell’agenda degli Stati Uniti e di altri governi?
Come possiamo continuare a opporci ai capitalisti e ai fascisti ucraini senza aiutare il governo russo a elaborare una narrativa per giustificare l’intervento diretto o indiretto? Come diamo la priorità sia alla vita che alla libertà della gente comune in Ucraina e nei paesi vicini?
E se la guerra non fosse l’unico pericolo qui? Come possiamo evitare di ridurre i nostri movimenti alle filiali delle forze statali pur rimanendo rilevanti in un momento di escalation del conflitto? Come continuare a organizzarci contro ogni forma di oppressione anche in mezzo alla guerra, senza adottare la stessa logica degli eserciti statali?
Non è la prima volta che gli eventi in Ucraina pongono domande difficili. Nel 2014, durante l’occupazione di piazza Maidan che alla fine ha rovesciato il governo di Viktor Yanukovich, nazionalisti e fascisti hanno preso il potere all’interno del movimento.
Come scrisse un testimone all’epoca:
“Il movimento anarchico e di sinistra ucraino nel suo insieme si è trovato tra due fuochi. Se vincerà la protesta di Maidan… è già possibile prevedere il rafforzamento e l’emergere di nuove organizzazioni di estrema destra focalizzate sull’uso della violenza e del terrore contro gli oppositori politici.
Se Yanukovich vince, un’ondata della più severa repressione colpirà indiscriminatamente tutti coloro che sono sleali nei confronti delle autorità”. – Leopoli, 19-21 febbraio 2014

È importante sottolineare che nulla era inevitabile in questo: un movimento anarchico più vivace avrebbe potuto produrre risultati diversi a Kiev, come ha fatto a Kharkiv.
A quel tempo, abbiamo descritto l’ascesa dei fascisti nelle proteste di Maidan come “un contrattacco reazionario nello spazio dei movimenti sociali”.
Questo può essere un segno di cose peggiori a venire: possiamo immaginare un futuro di fascismi rivali, in cui la possibilità di una lotta per una vera liberazione diventa completamente invisibile. Oggi siamo otto anni più avanti in quel futuro.

Le tragedie in Ucraina – dal 2014 attraverso l’insurrezione sostenuta dalla Russia nelle regioni di Donetsk e Luhansk fino ai giorni nostri – mostrano le conseguenze catastrofiche della debolezza dei movimenti antiautoritari in Russia, Ucraina e Stati Uniti.
In questo contesto, vediamo attori statali su entrambi i lati del conflitto che mobilitano i discorsi di antifascismo e antimperialismo per reclutare volontari e delegittimare i loro avversari. Fascisti e sedicenti antifascisti allo stesso modo hanno combattuto su entrambe le parti del conflitto Russia/Ucraina già da anni, proprio come i sostenitori di ciascuna parte hanno descritto l’altra parte come imperialista.
Man mano che ci addentriamo nel XXI secolo, ci saranno probabilmente sempre più lotte armate che cercheranno di reclutare anarchici e altri antifascisti e antimperialisti.
Non dovremmo né renderci irrilevanti stando in disparte da tutti i confronti, né lasciare che un senso di urgenza ci spinga a prendere decisioni sbagliate e costose.
Allo stesso modo, se ci smarchiamo dal prendere qualsiasi posizione sulla base del fatto che la situazione è disordinata e non ci sono persone così brave da entrambe le parti, condivideremo la responsabilità dei massacri che ne conseguiranno.
Prima di presentare le prospettive dall’Ucraina, esamineremo alcune delle altre proposte su come potrebbero impegnarsi gli anarchici.
Nel suo testo, “Perché dovremmo sostenere l’Ucraina?”, Antti Rautiainen, un anarchico finlandese che ha trascorso anni in Russia, sostiene che la priorità più importante è opporsi a una guerra di conquista russa:
I risultati dei primi 30 anni di “democrazia” in Ucraina sono, per usare un eufemismo, poco convincenti. L’economia e i media sono nelle mani di oligarchi rivali, la corruzione è a livelli sbalorditivi, lo sviluppo economico è in ritardo rispetto a molti paesi africani e, inoltre, il paese è diventato il centro del movimento neonazista in tutto il mondo.
E questi problemi sono fondamentalmente autoctoni, non il risultato degli intrighi del Cremlino.
Eppure, l’alternativa è ancora peggiore.
Il governo di Putin rappresenta il KGB senza socialismo. Come abbiamo documentato, i subalterni di Putin usano abitualmente la tortura e fabbricano casi di cospirazione insieme alla violenza della polizia vecchio stile per reprimere il dissenso. Secondo Antti, “Putin non è il gendarme d’Europa, ma il gendarme di tutto il mondo”: dalla Siria al Myanmar, ogni volta che un dittatore tortura e uccide migliaia della sua stessa gente, Putin è lì per sostenerlo.
Antti sostiene, contrariamente all’anarchico intervistato di seguito, che in caso di invasione russa, gli anarchici dovrebbero appoggiare l’esercito ucraino e – in caso di occupazione russa – dovrebbero essere preparati a cooperare direttamente con un’organizzazione di resistenza statalista, se un potere simile esistesse.
Ciò solleva una serie di domande difficili. Gli anarchici sono in grado di offrire un’utile assistenza a un esercito statale? Se possono, dovrebbero? Come potrebbero sostenere l’esercito ucraino senza quindi renderlo più pericoloso per i movimenti sociali e le minoranze all’interno dell’Ucraina, per non parlare della legittimazione del reggimento fascista Azov? Uno dei principi della guerra a tre è che non devi rafforzare un avversario per sconfiggerne un altro. Ciò è illustrato dalle disgrazie degli anarchici in Ucraina un secolo fa, che hanno dato la priorità alla sconfitta dell’Armata Bianca reazionaria solo per essere traditi e assassinati dall’Armata Rossa di Trotsky.
Allo stesso modo, se gli anarchici lavoreranno a fianco dei gruppi statalisti, come è già accaduto in Rojava e altrove, ciò rende ancora più importante articolare una critica del potere statale e sviluppare una struttura articolata attraverso la quale valutare i risultati di tali esperimenti.
La migliore alternativa al militarismo sarebbe costruire un movimento internazionale che possa rendere inabili le forze militari di tutte le nazioni. Abbiamo visto comprensibili espressioni di cinismo da parte dei radicali ucraini riguardo alla probabilità che i russi comuni facciano qualsiasi cosa per ostacolare gli sforzi bellici di Putin. Questo richiama alla mente la rivolta del 2019 a Hong Kong, che alcuni partecipanti hanno anche inquadrato in termini etnici. In effetti, l’unica cosa che potrebbe preservare Hong Kong dal dominio del governo cinese sarebbero potenti movimenti rivoluzionari all’interno della Cina vera e propria.
Considerando che la Russia è stata in grado di stabilire un punto d’appoggio per la propria agenda all’interno della regione del Donbas in Ucraina in parte a causa delle tensioni tra l’identità ucraina e russa, il sentimento anti-russo giocherà solo a vantaggio di Putin.
Tutto ciò che si polarizza contro il popolo, la lingua o la cultura russa faciliterà gli sforzi dello stato russo per creare piccole repubbliche separatiste.
Allo stesso modo, guardando la storia del nazionalismo, possiamo vedere che qualsiasi resistenza all’aggressione militare russa che aumenti il potere del nazionalismo ucraino non farà che aprire la strada a futuri spargimenti di sangue.
Per quanto riguarda la prospettiva della guerra, gli anarchici bielorussi hanno enumerato alcuni dei propri numerosi inconvenienti in un articolo intitolato “Se solo non ci fosse guerra”:
“Gli anarchici non hanno mai accolto con favore le guerre perché distraggono la popolazione dai problemi reali che ci circondano costantemente. Invece di lottare per la libertà, la popolazione inizia a discutere dei successi dell’avanzamento in prima linea. Il posto della solidarietà internazionale è preso dal nazionalismo, che ha trasformato fratelli, sorelle e compagni in nemici mortali. Non c’è niente di progressista nella guerra. La guerra è il trionfo di un’ideologia misantropica del potere. Oggi, come sempre, la guerra è affare dei governanti, tranne per il fatto che la gente comune vi muore. In una spinta patriottica, o semplicemente per i soldi.”
Eppure il movimento anarchico globale non è in grado di offrire al popolo ucraino un’alternativa infallibile alla guerra. Proprio come la rivolta in Kazakistan è stata infine repressa con la forza bruta, quasi tutte le rivolte in tutto il mondo dal 2019 non sono riuscite a rovesciare i governi che hanno sfidato. Siamo in un periodo di repressione mondiale interconnessa e dobbiamo ancora risolvere i problemi fondamentali che pone.
La sanguinosa guerra civile scoppiata in Siria, in parte come conseguenza del sostegno di Putin ad Assad, offre un esempio di come potrebbero apparire molte parti del mondo se le rivoluzioni continuano a fallire e al loro posto emergono guerre civili. Potremmo non essere in grado di prevenire le guerre future, ma sta ancora a noi capire come continuare a perseguire un cambiamento rivoluzionario in mezzo ad esse.
Vale la pena notare, di passaggio, che almeno un anarchico ucraino, editore della rivista Assembly a Kharkov, non sembra essere particolarmente preoccupato per un’invasione russa dell’Ucraina, considerandola un’invenzione esagerata dei media occidentali. Si spera che questa persona abbia ragione, anche se notiamo che anche i media russi e bielorussi hanno pubblicato storie drammatiche rigardanti un conflitto incombente sull’Ucraina.
Infine, vorremmo richiamare l’attenzione su questo comunicato di un’azione in Svezia che esprime solidarietà ai ribelli in Kazakistan, prendendo di mira un rimorchio appartenente alla Shell Corporation per richiamare l’attenzione sulla complicità delle società petrolifere occidentali nello spargimento di sangue in Kazakistan e in altri luoghi minacciati dalla Russia.
Sebbene le azioni clandestine non sostituiscano i movimenti potenti, l’azione riesce mirabilmente a mostrare il modo in cui l’autocrazia russa è interconnessa con i capitalisti occidentali: le baionette russe hanno difeso il trono del vassallo di Putin, Tokayev, ma non solo lui.
Basta guardare alla produzione di petrolio, uno dei rami principali dell’economia del Kazakistan. Le società occidentali hanno un’enorme partecipazione nel settore petrolifero del paese. Se i ribelli avessero vinto, la proprietà di queste corporazioni avrebbe potuto essere espropriata dal popolo.
L’intervento russo e la repressione della rivolta hanno fornito una sanguinosa “stabilità” non solo al regime oligarchico, ma anche ai capitalisti occidentali che parassitavano le risorse naturali del Kazakistan.
Una delle società occidentali attive in Kazakistan è la British-Dutch Shell. Così, nel campo di Karachaganak, uno dei tre più grandi del paese, la sua quota è di circa il 30%. E questi non sono gli unici asset della società in Kazakistan. Non sorprende affatto che il regime russo abbia inviato truppe per proteggere la ricchezza dei proprietari della Shell.
Shell ha investito nella costruzione del gasdotto Nord Stream 2 e ha costantemente esercitato pressioni per gli interessi del regime russo nella politica europea. (…)
La teoria e pratica che unisce resistenza a dittatura, capitalismo, guerre imperialiste e distruzione della natura in un’unica grande lotta è l’anarchismo.
Il raggiungimento della vera libertà da tutte le forme di oppressione avrà luogo sotto il nero vessillo dell’anarchia.
Ora lo stato russo potrà scatenare un’altra guerra imperialista. Vogliamo appellarci ai soldati russi: siete inviati per uccidere e morire per l’interesse di potenti avidi e crudeli e dei ricchi. Se una guerra dovesse scoppiare, disertate con le vostre armi, disarmate gli ufficiali, unitevi al movimento rivoluzionario.

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CrimethInc.: Invasion and Resistance in Ukraine, Part II [ENG]

fonte: https://crimethinc.com/podcasts/the-ex-worker/episodes/82

Listen to the Episode — 68 min

Summary

As the Russian invasion of Ukraine proceeds, anarchists on both sides of the border are mobilizing to resist. This episode collects a variety of statements and accounts from anti-authoritarians explaining their opposition to Putin’s bloodthirsty imperialism while rejecting nationalism and the state. We share messages from the newly formed anarchist Committee of Resistance in Kyiv, as well as from Russian anarchist groups including Food Not Bombs Moscow, Anarchist Fighter, and St. Petersburg’s Anarchist Black Cross. These testimonies refute Russian state and authoritarian leftist propaganda about the invasion and emphasize the possibilities for resistance and solidarity. An anarchist refugee attempting to escape the war zone gives a detailed report on daily life in the midst of war, martial law, the political composition of the armed forces, the grassroots mobilization of society for defense and mutual aid, the situation at the border, and ways to show support. Stay tuned for more coverage of anarchist analysis and resistance from the front lines of imperial war.

Notes and Links

  • Table of Contents:
    • Introduction {0:01}
    • Russia and Ukraine: Grassroots Resistance to Putin’s Invasion {4:05}
    • Moscow Food Not Bombs Statement {4:35}
    • Interview: The Committee of Resistance, Kyiv {6:23}
    • Additional Statement From the Committee of Resistance {12:04}
    • Russian Anarchists on the Invasion of Ukraine: Updates and Analysis {19:30}
    • Anarchist Militant’s Position on Russia’s Attack on Ukraine {20:39}
    • The Dusk before Dawn {26:06}
    • The Anarchist Black Cross of St. Petersburg Statement against the War {34:40}
    • Interview with Anarchist Refugee In Ukraine {36:31}
    • Conclusion {1:06:09}
  • This episode draws on the materials collected in Russia and Ukraine: Grassroots Resistance to Putin’s Invasion and Russian Anarchists on the Invasion of Ukraine: Updates and Analysis.
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CrimethInc.: Invasion and Resistance in Ukraine, Part I [ENG]

fonte: https://crimethinc.com/podcasts/the-ex-worker/episodes/81

Listen to the Episode — 92 min

Summary

As Russian tanks encircle Kyiv and hundreds of thousands of refugees flee, our hearts go out to our comrades in Ukraine resisting the Russian invasion—and to the Russian anti-war movement bringing the resistance home. In this episode, we explore the history and background context to the current crisis in Ukraine. A variety of firsthand accounts from the weeks leading up to the invasion discuss differing perspectives on the threat of war, the complexities of anti-fascism, the role of NATO, and possibilities for principled resistance in times of severe threat. We share an excerpt from an interview by Elephant in the Room with a Ukrainian anarchist discussing the political history of Ukraine since the fall of the Soviet empire, Putin’s vulnerabilities, and the character of the current Ukrainian regime. A long essay written by group of Ukrainian anarchists maps out the political landscape from the Maidan protests through the present crisis, with special attention to the evolution of the anarchist movement in recent years. And a statement from Russian anarchists on the eve of the invasion highlights the shared commitment of anarchists in the region to resisting Russian imperialism while working towards a broader vision of liberation.

Notes and Links

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[Fanzine] Texto sobre la okupación en Francia y en Toulouse [CAS]

Fanzine okupación Toulouse

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[E-book]: L’altra pandemia – Scienza, informazione e fake news al tempo del coronavirus [ITA]

fonte: https://informazionecovid.wixsite.com/home

Introduzione

A marzo 2020, il segretario generale dell’ONU aveva esortato le nazioni a «dichiarare guerra
al virus» definendo il COVID-19 «la più grande minaccia dalla Seconda Guerra Mondiale».
Il 30 marzo 2020, un articolo di Francesco Merlo su Repubblica titolava: «La prima vera
guerra mondiale», nell’immagine una colonna di camion militari, in coda, in una strada di
Bergamo. L’autore ci avverte: «Il virus rende l’intero mondo un’unica popolazione attaccata e
inerme. Speriamo che venga presto il giorno in cui i nomi dei defunti saranno incisi sulle
colonne di marmo dei Monumenti ai Caduti».
Nel dubbio, è stato anche scelto un Generale per gestire l’emergenza.
Ora è davvero evidente a tutti, siamo in guerra e – come in ogni altra guerra – la prima
vittima è l’informazione: il giornalista diventa spin doctor, le pubbliche relazioni si
confondono con la propaganda, il potere si autolegittima.
Noi cittadini veniamo travolti da una narrazione a senso unico, pervasiva e polarizzante, che
ha annientato ogni vitale dibattito pubblico e scientifico. Si sono create etichette di comodo
per screditare a priori ogni voce dissidente.
Molti “esperti” da salotto TV ci hanno convinto che esista una verità scientifica, universale e
incontrovertibile sul COVID-19. Ma la scienza non è sinonimo di verità; quello scientifico è un
metodo. Quando qualcuno sostiene “lo dice la scienza”, meglio stare allerta: la scienza non è
un paravento dietro cui nascondersi per giustificare azioni politiche.
La politica e i media hanno creato una nuova prospettiva del conflitto, ci hanno arruolato in
una violenta guerra (in)civile, contro coloro che hanno identificato come no-vax, negazionisti,
complottisti.
Come ricercatore e come essere umano ho scelto di non prendere parte a questa guerra,
anzi vorrei disinnescarla. Vorrei anche proporre alcune indicazioni per superare l’emergenza,
non solo quella sanitaria.
Questo documento vorrebbe essere uno strumento per approfondire e stimolare una
discussione scientifica – innanzitutto – attorno alla complessa realtà del COVID-19.
Il lavoro è suddiviso in sette parti.
Le prime cinque non sono di facile lettura: riportano – per lo più – evidenze tratte dalla
letteratura medico-scientifica, molte evidenze. Il linguaggio usato è per buona parte quello
della scienza, necessariamente poco fruibile per i non addetti ai lavori. Ho aggiunto al
termine di ogni paragrafo/capitolo alcuni concetti riassuntivi più facilmente accessibili.
Le ultime due parti sono più divulgative e di più ampio respiro. Propongono una diversa
chiave interpretativa per uscire dalla miope prospettiva del conflitto orizzontale,
ridefiniscono i ruoli dei principali protagonisti della narrazione, analizzano l’influenza
dell’informazione di massa sulla percezione del fenomeno COVID-19.
Buona lettura

Scarica: L’altra pandemia

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