Torino: Solidarietá all’Asilo – Raccolta di comunicati e azioni [ITA]

Sommario:

Milano: Nuova azione in solidarietà ai compagni di Torino
Salonicco
: Azione a Salonicco in solidarietà coi torinesi
Saronno: Solidarietà ai compagni e alle compagne di Torino
Torino: Dentro e dietro quello striscione c’era tutto, CSOA GABRIO
Manifesto in solidarietà agli arrestat* a Torino per lo sgombero dell’Asilo e per l’operazione “Scintilla”
Messico: Solidarietà all’Asilo Occupato
Carrara: Solidarietà e vicinanza coi compagni dell’Asilo occupato e con tutti gli arrestati.
Lecco: solidarietà all’Asilo
Trento: Compagni nostri
Atene: striscioni in solidarietà con l’Asilo occupato
Milano: Azione in solidarietà agli arrestati di Torino
Roma: solidarietà alle compagne e ai compagni arrestati dalla procura di Torino
Bologna: Corteino in solidarietà con gli arrestati a Torino
Cagliari: solidarietà ai compagni dell’Asilo occupato
Bologna: Corteino in solidarietà con gli arrestati a Torino
Savona: Solidarietá all’Asilo Occupato e ai compagni di Torino
Napoli
: Comunicato solidarietà per l’Asilo
Torino: Solidarietà all’Asilo sgomberato, Mezcal Squat
Rovereto
: incendiato l’ingresso del tribunale

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Milano – Nuova azione in solidarietà ai compagni di Torino

Riceviamo e pubblichiamo:

Ieri notte a Milano in via Meda rotta a martellate bancomat e vetrate della banca Intesa SanPaolo. Scritto sull-ingresso “Libertà per i compagni arrestati a Torino”.
Abbiamo scelto Intesa Sanpaolo individuandola come una delle principali responsabili della riqualificazione del quartiere Aurora e di conseguenza responsabile dello sgombero dell-Asilo e in qualche modo dell-arresto dei compagni.

liberi tutti, libere tutte

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Azione a Salonicco in solidarietà coi torinesi

Sabato 9 Febbraio abbiamo attaccato la camera di Commercio Italo-Greca di Salonicco, lasciando un ordigno esplosivo davanti all’entrata principale; una azione che è stata tenuta nascosta dai media.
Questo attacco è una risposta alla repressione portata avanti dallo Stato italiano, con l’ultimo esempio dell’operazione di sgombero dell’Asilo Occupato di Torino.
Nella prima mattina di giovedì 7 Febbraio l’occupazione è stata sgomberata, e la stessa mattina, sei compagni sono stati arrestati con l’accusa di associazione sovversiva.
L’occupazione esisteva da 24 anni ed era punto di riferimento per le continue azioni contro I centri di detenzione per immigrati, contro gli sfratti degli alloggi popolari e contro la gentrificazione del quartiere.
Questo colpo repressivo arriva alla fine di un climax di persecuzioni che in questi anni hanno colpito gli anarchici torinesi, attrraverso arresti, obblighi e divieti di dimora e molto altro.

Questo attacco è un segnale di solidarietà nei confronti dei compagni di Torino che continuano a lottare
È anche un segnale di solidarietà con Spyros Christodoulou che è in sciopero della fame dal 14 Gennaio. Tieni duro Spyros.

CREIAMO LEGAMI DI SOLIDARIETÀ TRA I CONFINI CHE CI DIVIDONO

PER UN MONDO SENZA GALERE SOLIDARIETÀ CON L’ASILO OCCUPATO

LIBERTÀ PER I 6 ARRESTATI

LIBERTÀ PER BATTISTI, MORTE ALLO STATO

LIBERTÀ PER I PRIGIONIERI DELL’OPERAZIONE SCRIPTA MANENT E PANICO

PER L’ANARCHIA

fonte: https://athens.indymedia.org/post/1595572/

Saronno – Solidarietà ai compagni e alle compagne di Torino

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[Fanzine]: LAVOMATIC, Laviamo i panni sporchi in pubblico – Spunti di riflessione sulle violenze di genere nel movimento antiautoritario [ITA]

Questo testo è un tentativo di affrontare concretamente la questione delle violenze sessiste di genere nella scena anarco-squat-libertaria.

Per una maggiore responsabilizzazione nei rapporti personali, perché il personale è politico.

Per riflettere sugli effetti della nostra costruzione sociale, sui rapporti di dominio e oppressione sessista, per capire come e perché scaturiscono situazioni di violenza di genere, come affrontarle, gestirle e prevenirle.

Per ricordare che non reagire è una scelta con conseguenze concrete.

marzo 2010 – tradotto dal francese

Contatti: melma @ grrlz.net

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Atene (Grecia): Rivendicazione di responsabilità per l’attacco doloso ai veicoli del magnaccia [ITA]

Ad Atene, il 19 dicembre, la notte si è illuminata improvvisamente. A dare tanta luce era la facciata di un palazzo dove in passato venivano rinchiuse donne per essere avviate alla prostituzione. Non erano però le sue sgargianti insegne, ma un incendio che aveva iniziato a propagarsi sulla sua facciata e che già aveva divorato tre lussuose auto dei papponi proprietari della struttura. I proprietari sono due fratelli che dagli anni ’90 imprigionano, ricattano e fanno prostituire donne adulte e ragazzine nei loro club in tutta la Grecia.
Un comunicato a firma Cellula “Sophia Perovskaya” ha rivendicato questa azione riportando il senso di cosa è da intendersi per sfruttamento e su cosa fare per porvi rimedio, senza giri di parole, contro il patriarcato e la prostituzione.

Atene – Grecia: rivendicazione di responsabilità per l’attacco doloso ai veicoli del magnaccia

Che cosa fa la tana di un magnaccia a Heraklion Avenue, eh?
VA A FUOCO!

All’alba di giovedì 20/12/2018 una spiacevole sorpresa ha travolto tutta la famiglia di Aggelos Giannakopoulos, proprietario dei panifici “Horiatiko” e “Attica Bakeries”, all’appartamento della famiglia situato nell’edificio 29 di Heraklion Avenue ad Ano Patisia. Tre delle macchine della famiglia erano avvolte dalle fiamme, la facciata era danneggiata e le finestre del piano terra erano rotte. Il dormitorio è lo stesso edificio dove, anni fa, i fratelli Giannakopoulos hanno imprigionato, ricattato e costretto alla prostituzione le donne del blocco orientale, nei club di lap dance di loro proprietà, tramite appuntamenti privati, così come in squallidi “bar” in tutta la Grecia.

Storie di polizia…
Nell’estate del 2007, i poliziotti, i pubblici ministeri e gli ispettori del Dipartimento per la criminalità finanziaria hanno fatto irruzione nel suddetto caseggiato. Nella stampa sono trapelate informazioni che Angelos Giannakopoulos è a capo di una rete internazionale di traffici illeciti. I papponi con la sinergia delle agenzie di collocamento nei paesi dell’Europa orientale stavano portando donne, trattenendo le loro credenziali e vendendo i loro corpi ai clienti. Nonostante l’operazione “coordinata”, i due fratelli Giannakopoulos riuscirono a scappare, mentre vennero catturate dozzine di pesci più piccoli, tra cui spicca il nome del poliziotto in pensione Konstantinos Kyrou. I profitti della rete sono stati riciclati in dozzine di panifici e negozi “legali” dei Giannakopoulos e tramite il servizio di una società estera. Inoltre, coloro che sono ricercati sono accusati di traffico di donne minori e adulte, rapimenti, ferimenti, traffico di droga, falsificazione e riciclaggio di denaro. Il prossimo atto del dramma si svolgerà sedici mesi dopo, nel novembre 2008, quando viene condotta una seconda operazione di polizia per le attività di Giannakopoulos, in collaborazione con l’Interpol (così come successe la prima volta). Lui riesce a fuggire di nuovo nonostante decine di arresti. Durante tutto il periodo di latitanza dalla giustizia e dalle persecuzioni, i panifici aprirono uno dopo l’altro, così come sbocciano le imprese notturne.

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Madrid (Spagna): Blocco stradale contro gli sgomberi, sfratti e la gentrificazione [ITA]

https://anarhija.info/library/madrid-spagna-blocco-stradale-contro-gli-sgomberi-sfratti-e-la-gentrificazione-13-0-it

Madrid [Spagna]: Blocco stradale contro gli sgomberi, sfratti e la gentrificazione (13/02/2019)

Lo scorso 13 febbraio è stato interrotto e bloccato il traffico in calle de la Oca, all’altezza della stazione metro Vista Alegre. Sono stati esposti due striscioni con la scritta “Nessun sgombero senza risposta” e “Contro la gentrificazione e la speculazione capitalista: azione diretta”, sono stati accesi vari bengala e un’agenzia immobiliaria è stata imbrattata. Sono stati inoltre distribuiti volantini che
informavano sullo sgombero della calle Postal, bloccato la scorsa settimana, ma realizzato oggi, il 13. Dopo di ciò ci siamo dispersi. Nessuno è stato identificato, e quanado la polizia è arrivata ormai non
c’era più nessuno.

Questa piccola azione è una risposta agli sgomberi, agli sfratti e alle procedure di minaccia sia contro gli spazi occupati che contro i centri sociali, abitazioni… Carabanchel [distretto di Madrid, ndt] è nel
mirino della gentrificazione e di altri processi di riconfigurazione urbana al servizio del mercato e del controllo sociale.

Lo Stato e il capitalismo ci troveranno sempre davanti ai processi che trasformano e ci scacciano dai nostri quartieri, davanti agli sgomberi e sfratti dalle nostre case e progetti. Davanti a questo mondo di
sfruttamento e miseria.

Solidarietà e forza ai compagni colpiti da una nuova operazione antiterrorismo in Italia, a Torino e dallo sgombero dell’Asilo Occupato.

Solidarietà con i compagni di Barcellona che lottano per impedire la demolizione dell’edificio di Ca La Trava in Gràcia [distretto di Barcellona], e resistono alla gentrificazione e allo Stato.

Nessun sgombero senza risposta!
Distruggiamo la città del capitale!
Guerra allo Stato!
Per l’anarchia!

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Torino: Occupazione militare [ITA]

Un’ocmilit.jpgcupazione militare.

Come altro chiamare il dispositivo predisposto dalle autorità cittadine per lo sgombero dell’Asilo occupato. Da ormai più di una settimana alcune strade di Aurora sono chiuse da blindati della celere muniti di grate, quelle dei G8 per intenderci, idrante, e da cordoni di celerini che notte e giorno controllano l’identità di chi deve passare. Chi ha la sfortuna di abitare da quelle parti deve quindi passare attraverso i varchi lasciati aperti dalla polizia e consegnare la propria carta d’identità e lo deve fare ogni volta che entra ed esce di casa: per andare a lavorare, portare i figli a scuola, fare la spesa, portare il cane a fare i suoi bisogni e per tutte quelle attività che caratterizzano la vita quotidiana di ognuno di noi. Non c’è quindi molto da meravigliarsi che in diversi abbiano deciso, nell’ultima settimana, di andare a dormire altrove e farsi ospitare da amici o familiari, per evitare lo stress e il fastidio che sottoporsi a questo stillicidio di controlli deve provocare. Se poi non si ha la fortuna di essere residenti in zona ma solo domiciliati, o se si vuole raggiungere il proprio fidanzato o qualche amico che vive nelle strade sotto assedio, le procedure della polizia si fanno ancora più invasive e si è scortati dai celerini fin davanti al portone del palazzo in cui si deve entrare. Per chi infine desta qualche sospetto per il suo abbigliamento o aspetto fisico si aggiunge il rischio di controlli più accurati delle generalità e perquisizione di eventuali zaini e borsette.

A tutto questo si aggiungono i rumori continui, 24 ore su 24, prodotti dal cantiere approntato dentro l’Asilo per rendere l’edificio inaccessibile. E i negozi all’interno della zona rossa vuoti per giorni.

13-fwb-tram.jpgUn’immagine nitida di quella normalità che la sindaca sottoscorta, Chiara Appendino, aveva trionfalmente dichiarato di aver ristabilito in quartiere con lo sgombero di via Alessandria 12. E del resto esempi simili di gestione delle emergenze abbondano ormai negli ultimi anni, dal modello de L’Aquila per terremoti e altre “catastrofi naturali”, che naturali non sono, alla gestione anche solo di feste ed eventi che da piazza San Carlo in poi si sta sempre più affermando.

Un modello militare che ci spiega molto meglio di tante analisi sociologiche quale idea di futuro chi governa ha in testa per tutti noi.

Ed è contro questa normalità che tanti si sono battuti e mobilitati in questi giorni, in cui lo sgombero dell’Asilo e l’arresto dei compagni sono stati episodi che hanno scoperchiato una pentola in ebollizione ormai da tempo.

Domani, sabato 16 febbraio, faremo un presidio itinerante in quartiere per dar voce ai tanti abitanti di Aurora che non ne possono più di quest’occupazione militare. L’iniziativa sarà seguita in diretta da Radio Black Out, per chi non potesse quindi unirsi al presidio l’invito è  quello di sintonizzarsi dalle 16 sui 105.250 e sparare a tutto volume dalla propria finestra la diretta dal presidio. Per tutti quelli che vogliono farsi un giro per il quartiere l’appuntamento è alle serrande occupate di corso Giulio Cesare 45 alle 16.

Aggiornamento sull’arresto del tram: l’altro ieri Claudia è stata arrestata dopo la carica che la celere ha inscenato dentro al tram 4. Ora si trova agli arresti domiciliari e domani avrà l’udienza di convalida che deciderà della sua libertà.

CLAUDIA LIBERA! NICCO, ANTONIO, BEPPE, SILVIA, GIADA E LARRY LIBERI!

macerie @ Febbraio 15, 2019

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Torino: Dissociat*, infam* eppur frocie! A proposito di violenza e anormalità dentro il corteo contro lo sgombero dell’Asilo e gli arresti [ITA]

Dissociat*, infam* eppur frocie!
A proposito di violenza e anormalità dentro il corteo contro lo sgombero dell’Asilo e gli arresti.

È l’alba del 7 febbraio a Torino, quando Chiara Appendino e la sua giunta pentastellata si assumono la responsabilità politica di sgomberare militarmente l’Asilo, occupato da 24 anni. Sei compagn* arrestat* con l’accusa di Associazione sovversiva per la lotta contro i Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio de* migrant*). Chiara Appendino e la sua giunta: gli stessi che da anni portano avanti una profumata opera di ”lavaggio rosa” dichiarandosi amici di una supposta Identità lgbtq*ia+, per legittimare quella guerra ai poveri chiamata riqualificazione delle periferie. Con questa strategia di governo, a Torino come altrove, il Comune elargisce diritti ai “cittadini gay” per ripulirsi l’immagine ed oscurare la propria violenza contro poveri, reietti e fuorilegge. Riconoscimento in cambio di supporto politico, assimilazione in cambio di silenzio: a Torino la Normalità Gay – quella bianchissima, borghese, sposata, satolla di soldi, documenti e diritti – ripulisce l’immagine di sfratti, sgomberi, deportazioni e arresti a 5 stelle. Privi di qualunque carica sovversiva, corpi un tempo considerati “anormali” sono oggi complici attivi dei padroni di questa città.

D’altronde non ci sorprende che ci siano una marea di frocie e associazioni lgbtiq di ogni risma perfettamente integrate dentro al capitalismo urbano e conniventi con chi governa Torino. Lo ribadiamo chiaramente, se ancora ce ne fosse bisogno: non esiste una Identità lgbtq*ia+ universale e definirsi frocie non rende di per sè affin*, complic*, compagn*.

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Turin (Italy): Call for Solidarity with the Imprisoned of Operazione Scintilla, eviction of Asilo [ENG-DEU]

*** Summary of the recent repressive operation in Italy in connection
with the resistance against the Italian migration regime ***

This is a translation of the original article in German, with pictures:
https://barrikade.info/Turin-Solidaritat-mit-den-Betroffenen-der-Operazione-Scintilla-1883

On Thursday 7 February 2019, at 4:40 a.m., the eviction of the squat “Asilo occupato” (“the occupied kindergarden”) in Via Alessandria 12 in Turin, occupied since 1995, began. The eviction was carried out as part of the “Operazione Scintilla” (“Operation Spark”). Several hundred Carabinieri in riot gear, police officers and Guardia di finanza with machine guns and plain clothes police not only evicted the house, but also arrested six anarchists. A seventh person is still being searched for.

The charges are serious: formation of a subversive association, incitement to crime and the possession, manufacture and transportation of explosives in a public place. The charges are related to the resistance against the Italian migration regime, namely against the deportation camps/prisons CPR and CIE (Centro per l’Immigrazione e il Rimpatrio = Immigration and Repatriation Centre; Centro di
identificazione ed espulsione = Identificafion and Deportation Centre), more information below.
The Asilo was evicted as part of this operation because the state regards it as the “logistical and operational base” of this “subversive, insurrectional association”.

The eviction of the Asilo was delayed by the squatters for 36 hours because some of them had retreated to the roofs. In the meantime, sympathizers organized wild demos in the city, where there were clashes with the police. The Asilo was made uninhabitable in the last few days (destruction inside, bricked up windows, etc.).

A first court date for the prisoners of the “Operazione Scintilla” will follow in about 15 days, i.e. on about 27 February.

During the big solidarity demonstrations there were several arrests and over 300 identity checks. Many arrested people report bruises inflicted by the police when they were arrested. At least four people had to go to the hospital because of their injuries. The accusations for the twelve people arrested at Saturday’s demonstration are devastation, looting, resisting orders, bodily harm and possession of weapons. However, in the meantime, these twelve people who got arrested at the demo are again free but have to report daily to a police station (as of 13 February).

Freely translated from the communiqué of the solidarity demonstration on Saturday, February 9:

“They wage war on the poor and call it retraining. We oppose the lords of the city.”
Behind this banner the demo concentrated. A multifaceted, strong demo, determined to the hostility against those who benefit from the management of the city concrete and visible. […]
The atmosphere we breathed was an atmosphere of intense emotional participation in the events of the past few days and growing anger at the militarization of much of the Aurora district, a police presence that still does not seem to be diminishing and that restores the sense of “normality” that the mayor wants to impose on the city. […]
The demo fought its way through the streets, leaving barricades of burning dumpsters and shattered cars behind. […] Unfortunately, a final police action at the end of the demo caused the arrest of twelve demonstrators and the injury of four.
[…]
Yesterday’s demo is only the beginning, now it’s time to start a fierce battle that will produce a new flower from the ashes of this repressive operation.”

*Details of the accusations*

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Torino: Un po’ di APPUNTAMENTI per continuare a mostrare solidarietà [ITA]

da Infoccupa Torino

Un po’ di APPUNTAMENTI per continuare a mostrare solidarietà alle persone recluse e la nostra rabbia contro lo sgombero dell’asilo occupato, ma anche per non lasciare che le guardie sequestrino indisturbate un quartiere intero facendolo diventare una vera e propria zona rossa. impediamo che sequestrino le nostre vite e le riempiano di paure.
“AFFINCHE’ LA PAURA CAMBI CAMPO occorre osare spezzare la routine che scandisce la nostra sottomissione”.

VENERDÌ 15:
zona balon cena e presidio tutta la notte, balon resiste alla lotta ai poveri, balon siamo noi!

SABATO 16:
h 11 polentata al balon.
h16 appuntamento alla serrande occupate di Corso Giulio, 45. un pomeriggio itinerante con musica in quartiere.

DOMENICA 17:
alle h15 presidio sotto le mura del CPR in solidarietà con le persone recluse, appuntamento Corso Brunelleschi ang, via Monginevro.

MARTEDÌ 19:
alle h18 alle serrande occupate di Corso Giulio,45 aggiornamenti sulle persone arrestate e prox iniziative.
a seguire: LA CENA DELL’ASILO NON SI ARRESTA!!! pizzata itinerante per le vie del quartiere.

MERCOLEDÌ 20:
presidio sotto la circoscrizione 6 di Torino, contro l’amministrazione, la lega, il suo consigliere Alessandro Ciro Sciretti e la sua nostalgica voglia di un’altra scuola Diaz. merdeeeee.
In contemporanea presidi contro la lega sparsi per l’italia.

GIOVEDI 28:
spettacoli itineranti per le vie del quartiere aurora.

potete scrivere per aggiungere o modificare le iniziative….ogni proposta è valida e ogni modalità pure!

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Torino: Chiusa la pagina Facebook di Macerie [ITA]

Oggi la giornata inizia con l’abbattersi della censura intorno ai compagn* di Macerie: è infatti stata chiusa la pagina facebook di Macerie, che teneva aggiornati tutti e tutte su quanto sta accadendo a Torino in questi giorni.

Fate riferimento a questa

https://www.facebook.com/macerie.torino/

Il potere manifesta la sua paura tentando di chiudere le bocche di chi lotta.

Fate riferimento anche alla pagina facebook della radio, al sito web di macerie, e, se avete testimonianze da raccontare relativamente alla militarizzazione del quartiere Aurora e della città, mandate messaggi all’indirizzo mail unquartieresottassedio@riseup.net

o ai numeri della radio. E soprattutto ascoltate le libere frequenze!

Ricordiamo inoltre che oggi (giovedì) e domani pomeriggio le serrande di Corso Giulio Cesare 45 saranno aperte, passiamo tutt* di lì per organizzare volantinaggi e speakeraggi in Aurora, ma anche per informarci ed incontrarci.

Ricordiamo inoltre l’invito uscito ieri sera in assemblea a fare striscioni  da appendere ai propri balconi, con contenuti di solidarietà, oppure di attacco all’amministrazione comunale, o contro la militarizzazione di aurora, o contro la gentrificazione, il decreto salvini, i cpr…….siate creativi insomma, di argomentazioni ne abbiamo tante.

Continuiamo intanto a tenere alta la solidarietà con gli arrestati con l’accusa di associazione sovversiva per le loro lotte contro il CPR inviando loro cartoline, lettere, telegrammi.

Rizzo Antonio – Salvato Lorenzo – Ruggeri Silvia – Volpacchio Giada – Blasi Niccolò – De Salvatore Giuseppe

C.C. Lorusso e Cutugno via Maria Adelaide Aglietta, 35, 10149 Torino

Gli arrestati sono tanti, alcuni con accuse gravi che li costringeranno alla detenzione per lungo tempo. Chiediamo a tutti i solidali un benefit per sostenerli al conto intestato a Giulia Merlini e Pisano Marco IBAN IT61Y0347501605CC0011856712    ABI 03475 CAB 01605    BIC INGBITD1

Libertà per tutti e tutte

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Torino: “VOILÀ!” (Torino e i suoi mezzi – 2019) [ITA]

Video:

“VOILÀ!” (Torino e i suoi mezzi – 2019)

 

ALL’ⒶSILO CI SIAMO ANDAT* TUTT*
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Torino: M5s partito della polizia – Presidio contro la sindaca 13-02 [ITA]

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Che la situazione sia sfuggita di mano alla Questura e al Comune torinese era già evidente da giorni, dalle lamentele che prima il questore, poi il vicesindaco e quindi l’Appendino hanno rilasciato ai giornali dopo il corteo di sabato. Sorpresi dell’enorme solidarietà arrivata dopo lo sgombero dell’Asilo e gli arresti, hanno espresso in coro la loro stizza, con patetici e affannati appelli a chi era sceso in piazza ad isolare i violenti. La riprova della confusione che alberga in via Grattoni e Palazzo di Città è poi arrivata questa mattina, quando decine di agenti in borghese e altrettanti celerini hanno dapprima bloccato il tram 4 all’inizio di via Milano in mezzo al mercato di Porta Palazzo, per poi far scendere in fretta e furia tutti i passeggeri. Obiettivo dell’operazione identificare una decina di compagni che, armati di uno striscione e una cassa preamplificata, stavano raggiungendo via Garibaldi e il presidio per contestare la sindaca sottoscorta. Svuotato il tram, difatti, celerini e borghesi hanno fatto irruzione sul 4 elargendo spintoni e scudate ai compagni, sotto gli occhi sbigottiti di ambulanti e frequentatori del  mercato.

Il presidio è quindi cominciato davanti a un folto uditorio, mentre camionette e cordoni di celere chiudevano la strada che porta al Comune. Via Milano non è stata certo l’unica strada chiusa dalla Questura in centro città, decine di blindati hanno creato una vasta zona rossa attorno a Palazzo di Città il cui confine si è esteso fino a piazza Statuto. E pensare che in fondo si trattava solo di un presidio di contestazione alla sindaca.

Nel frattempo naturalmente continuavano a rimanere in piedi i check-point in Aurora nelle vie adiacenti all’Asilo e il presidio si è quindi trasformato in un corteo che si è diretto verso questo quartiere, militarizzato ormai da un settimana. Una militarizzazione che sta esasperando gli animi di molti abitanti della zona costretti, ogni qual volta rientrano in casa dopo aver fatto la spesa, accompagnato i bambini a scuola o portato il cane a pisciare, a passare in mezzo alla celere e fornire i propri documenti. Chi poi non ha la residenza o non è disposto a sottoporsi a questo stillicidio di controlli è costretto ad arrangiarsi come può magari chiedendo ospitalità a amici o familiari, come hanno avuto modo di raccontarci alcuni abitanti di via Alessandria.

Non c’è male, insomma, se pensiamo alle dichiarazioni dell’Appendino subito dopo lo sgombero fatto, a suo dire per riportare finalmente la normalità in quartiere.

Ma in fondo ognuno ha la sua idea di normalità… ed è proprio contro l’idea di normalità che questo governo sta cercando di imporre, a colpi di manganello e leggi liberticide contro immigrati e contro chiunque alzi la testa, che tanti stanno scendendo in strada in questi giorni, carichi di rabbia e determinazione. In ballo non c’è più solo lo sgombero di un occupazione storica di Torino o l’arresto di sei compagni per associazione sovversiva.

macerie @ Febbraio 13, 2019

Anche oggi al presidio indetto contro le politiche fasciste della sindaca di Torino ci sono stati notevoli dispiegamenti di polizia.

Corso Giulio Cesare invaso dalla polizia, mentre il potere chiuso nei palazzi si occupa di smart cities e progetti di investimento su i quartieri asfaltati dalla repressione.

Video

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Torino: Sgombero dell’Asilo, escono dal carcere gli/le arrestatx durante il corteo del 09-02 [ITA]

E’ arrivata questa mattina la decisione del GIP sull’udienza di convalida per gli 11 arrestati durante il corteo del 9 febbraio contro lo sgombero dell’Asilo: per tutti è stata disposta la scarcerazione con obbligo di firma quotidiano e per 6 di loro è stato emesso anche un foglio di via da Torino.

Un ridimensionamento molto significativo del delirante e pesantissimo impianto accusatorio formulato dal Pubblico Ministero, che aveva chiesto il carcere per tutti per i reati di devastazione e saccheggio, due resistenze a testa (una per il corteo, una durante il fermo), lesioni e porto d’armi. Di tutte le accuse, il giudice ha lasciato in piedi solo quella di resistenza a pubblico ufficiale.

Restano invece in carcere, in attesa del Tribunale del Riesame, i 6 arrestati dell’operazione Scintilla su cui pendono pesanti accuse per le lotte portate contro i centri di espulsione per migranti.

Abbiamo fatto il punto della situazione e alcune considerazioni con Mitzi, redattrice della radio:

Sgombero Asilo: escono dal carcere gli arrestati durante il corteo del 9/2

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Madrid: Mano tendida al compañerx, puño cerrado al enemigo – Texto desde Madrid en solidaridad con lxs compañerxs detenidxs en Turín el 7 de febrero [CAS]

MANO TENDIDA AL COMPAÑERO, PUÑO CERRADO AL ENEMIGO: SOLIDARIDAD CON LA RESISTENCIA EN TURÍN

[Texto desde Madrid en solidaridad con los compañeros detenidos en Turín el 7 de febrero]

El 7 de febrero amanecíamos con un nuevo sobresalto: en Turín, otra vez, los compañeros eran despertados a golpe de ariete.

Unos eran secuestrados bajo la ley antiterrorista, relacionada esta vez, con la lucha contra el C.P.R. (C.I.E.), contra las fronteras y contra el racismo institucional, el cual lleva años creando a golpe de ley, una máquina de expulsiones, redadas y demás injusticias en contra de los “migrantes”.

Al mismo tiempo, el Asilo Occupato, un Centro Social que llevaba más de 20 años en el barrio turinés de Aurora, estaba siendo sitiado por un amplio dispositivo policial, bomberos y mercenarios albañiles con la intención de desalojarlo.

Varios compañeros se subieron al tejado para hacer, junto con todos los solidarios que se acercaron a la zona, una impecable resistencia. 36 horas de frío y enfrentamientos con la policía fueron el desencadenante de tan sucio operativo.
Y es que, a pesar de la simultaneidad de las redadas, la respuesta de la gente ha estado por encima de lo que cualquier esbirro pudiera imaginarse. A pesar de las trabas y las dificultades, quienes orquestan y ejecutan este tipo de operaciones, han de saber que han ido a dar con hueso, un duro hueso.

El desalojo del Asilo significa continuar con la ofensiva lanzada contra los más pobres, gentrificar un poco más nuestros barrios, normalizar las expulsiones y seguir construyendo barrios y ciudades enteras para el turismo y los negocios. Esto, incrementa los desalojos, los desahucios y la desigualdad social y abre aún más el camino a la precarización de nuestras vidas.

Espacios como el Asilo, arrojan un rayo de luz a todas estas dinámicas que se están poniendo en marcha en buena parte de las ciudades europeas. Los centros sociales son espacios colectivos, autogestionados, horizontales y que ofrecen muchas posibilidades a la hora de resistirnos a seguir la rueda sin sentido de un capitalismo que se vuelve cada vez más voraz.

En estos lugares se pueden encontrar complicidades, afinidades, redes de apoyo mutuo, talleres, espacios de aprendizaje, lugares para debatir y aprender, para conocer compañeros y para plantear formas de organizarnos en contra de este podrido sistema. Es por eso que el Estado ha desalojado el Asilo y es por eso que las políticas actuales tanto en Turín como en Madrid, últimamente tienen el objetivo de acabar con lugares así para cedérselos al capital al mismo tiempo que se desalojan y desahucian viviendas particulares a diario, especialmente en los barrios mas pobres. Es un fenómeno que ataca fuertemente ahora y es algo ante lo que no vamos a ceder ni un paso, con el Asilo o sin él.

No es nada nuevo que lleguen a menudo noticias de este tipo a otras partes del mundo venidas de Italia. La cotidianidad que se ha generado en el entorno anarquista italiano con este tipo de situaciones, encarcelamientos masivos, redadas, aplicación de la ley antiterrorista, medidas cautelares excepcionales, vigilancias especiales… hacen que siempre miramos a ese lado del mundo con una cierta admiración: a pesar de los duros golpes que los compañeros no paran de recibir, nos alegra saber que sus respuestas, resistencias y muestras de solidaridad están a la altura de los acontecimientos y, nuevamente, lo acaban de demostrar.

Así mismo, entendemos que la solidaridad tiene que sobrepasar las fronteras, además precisamente, a tenor de las acusaciones que algunos de los compañeros tienen encima. Es por ello, que desde Madrid y, esperamos que, desde muchos más rincones del mundo, se expanda la chispa de la solidaridad y del apoyo mutuo.

Deseamos que estas malas noticias desencadenen en una ruptura con la normalidad, en la toma de la calle como escenario de conflicto (a veces olvidado) y en un aumento de la complicidad entre anarquistas, esperando que se contagie a otros lugares y podamos seguir el ejemplo de resistencia que estáis llevando a cabo.

Por los compañeros detenidos bajo el artículo 270 (ley antiterrorista)

Por los que resistieron en el tejado durante 36h, bajo el frío de la noche y asumiendo las consecuencias.

Por los solidarios que se acercaron al instante a mostrar su apoyo a las calles bajo el Asilo.

Porque se extienda la resistencia ante los desalojos, desahucios y expulsiones.

Por la anarquía…

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Torino: La solidarietà verso l’Asilo indispettisce il signor questore [ITA]

Stamattina abbiamo sentito Francesco per una sintesi del fine settimana di mobilitazione: corteo sabato, corteo antifascista e saluto al carcere domenica.

Gli arrestati dell’operazione Scintilla sono in isolamento alle Vallette, e attendono il tribunale del riesame tra quindici giorni circa.

Gli arrestati in strada giovedi scorso sono stati rilasciati, quelli alla fine del corteo di sabato attendono le udienze di convalida, che si chiuderanno entro mercoledi.

Da sottolineare il disappunto del questore Messina alias Marco Columbro, che in una bellicosa conferenza stampa si è detto sorpreso della solidarietà verso coloro che ha definito “prigionieri” dell’Asilo da parte di altri centri sociali, No Tav e studenti. Evidentemente, come per i 4 no tav del compressore accusati di terrorismo (Chiomonte 2013), così l’accusa di associazione sovversiva contenuta nell’operazione Scintilla è stata costruita a tavolino allo scopo di isolare i compagni/e dell’Asilo, e in tal senso vanno anche le dichiarazioni del vicesindaco che distingue tra spazi occupati buoni e cattivi.

In attesa di altre iniziative in solidarietà con gli arrestati, probabilmente domenica prossima ci sarà un presidio sotto le mura del CPR di corso Brunelleschi.

Per tutti gli aggiornamenti (scrivere agli arrestati, contributi spese legali, iniziative) si può fare riferimento al blog di Macerie.

Ascolta l’intervista a Francesco

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Torino: Arrestati e feriti operazione scintilla e corteo 9 febbraio [ITA-CAS]

Dei 10 fermi e 4 feriti, di cui uno in codice rosso, al corteo di ieri, sono stati confermati 8 arresti, tutti portati alle vallette, che attualmente sono con l’avvocato.

Nessuno dei feriti segnalati ieri risulta grave, nessun codice rosso.

I due fermati in corso Palermo del 7 febbraio sono stati rilasciati oggi.

Rimane ancora in stato di fermo il ragazzo fermato per le contestazioni universitarie in via Rossini.

Rimanete collegati su Radio Blackout per ulteriori aggiornamenti.

Solidarietà a tutti gli arrestati! Tutt* liber*

Aggiornamento (16.30):

La lista degli arrestati

Per l’operazione Scintilla:
Rizzo Antonio
Salvato Lorenzo
Ruggeri Silvia
Volpacchio Giada
Blasi Niccolò
De Salvatore Giuseppe

Per il corteo di ieri:
Antonello Italiano
Irene Livolsi
Giulia Gatta
Giulia Travain
Fulvio Erasmo
Caterina Sessa
Martina Sacchetti
Carlo Mauro
Francesco Ricco

Per il corteo di ieri, dopo essere stato all’ospedale, è in arresto anche Andrea Giuliano.
Per ora si trovano tutti nel carcere torinese:
C.C. Lorusso e Cutugno via Maria Adelaide Aglietta, 35, 10149 Torino TO
Tutti riportano contusioni inferte dalla polizia durante il fermo.

Gabriele Baima, in carcere da giovedì per la manifestazione davanti a Palazzo nuovo, è stato rilasciato con un divieto di dimora a Torino.
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Gli arrestati sono tanti, alcuni con accuse gravi che li costringeranno alla detenzione per lungo tempo. Chiediamo a tutti i solidali un benefit per sostenerli al conto intestato a:

Giulia Merlini e Pisano Marco
IBAN IT61Y0347501605CC0011856712
ABI 03475 CAB 01605
BIC INGBITD1

Aggiornamento 11/2

L’udienza di convalida o meno degli arresti si terrà domani mattina al carcere delle vallette; tra i reati contestati a tutti gli arrestati  anche quello di Devastazione e saccheggio.

Aggiornamento 12/2

L’udienza di convalida per gli arrestati durante il corteo è da poco finita. Il giudice si prende tempo fino a domani per decidere. Il pubblico ministero ha chiesto il carcere per tutti e a tutti sono imputati i reati di devastazione e saccheggio, due resistenze a testa (una per il corteo, una durante il fermo), lesioni, porto d’armi.
Tutti hanno rilasciato dichiarazioni in aula.
LARRY, SILVIA, NICCO, BEPPE, GIADA, ANTONIO, ANTONELLO, IRENE, GIULIA, FULVIO, GIULIA, CATERINA, MARTINA, CARLO, FRANCESCO E ANDREA LIBERI! TUTTI LIBERI, LIBERI SUBITO!

Aggiornamento 13/2

Gli arresti di sabato 9/2 non sono stati convalidati, oggi usciranno tutti. Per tutti obbligo di firma.

È appena arrivata la notizia che gli 11 arrestati durante il corteo di sabato usciranno, nelle prossime ore, dal carcere delle Vallette con l’obbligo di presentazione quotidiana davanti all’autorità giudiziaria, dovranno insomma andar a firmare una volta al giorno in una caserma vicino a dove vivono. Tra i capi d’imputazione contestati loro, il Gip ha confermato solo quello di resistenza a pubblico ufficiale al momento dell’arresto. La solidarietà di questi giorni ha fatto naufragare i tentativi di questore, sindaco e vicesindaco di fare terra bruciata attorno agli arrestati e dividere i manifestanti in buoni e cattivi. Sarà importante tenere il ritmo. Andiamo avanti così.

macerie @ Febbraio 13, 2019

Libertà per tutt*

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Torino: Breve scritto sull’Asilo Occupato tratto da squat.net [ITA]

In una soleggiata mattina del 1° febbraio 1995 gli occupanti salgono sul tetto dell’edificio, ex IPAB, in via Alessandria 12, abbandonato da anni. Dopo circa due ore – e già gli abitanti delle altre case occupate torinesi, (Barocchio, El paso, il Prinz Eugen, Delta House, Kinoz) sono sotto casa a dare la solidarietà – interviene la polizia che mette sotto assedio gli occupanti barricati sul tetto ed allontana i solidali. Mossa scontata perchè è già pronta l’offensiva: un altro edificio abbandonato in corso regina (che in seguito diventerà l’Albero Occupato) viene preso d’assalto.
Ora la polizia deve affrontare due occupazioni.

Manco a dirlo la questura come da copione schiera gli uomini ad assediare anche gli occupanti del secondo edificio. Quando però altri occupanti spuntano anche su un terzo edificio (che in seguito diventerà l’Askatasuna) la polizia si blocca ed invoca l’intervento di un paio di assessori che strappano agli occupanti un incontro per il giorno successivo, a patto di sgomberare gli edifici entro la notte. Gli occupanti scendono dall’ultimo tetto ma ci risaliranno l’indomani, in via Alessandria 12, in concomitanza con l’incontro in comune da cui non uscirà nulla, ma durante il quale gli occupanti torinesi ribadiranno, ancora una volta in città, quelli che sono i presupposti che, dalla prima occupazione dei punx anarchici in città al cinema Diana nel 1984, animano l’azione:

Il proprietario (pubblico o privato) lascia abbandonato uno spazio per specularci.
Uno spazio abbandonato ed inutilizzato è uno spreco.
Occupare uno spazio abbandonato significa restituirlo a tutti.

Apriamo in città un nuovo luogo di sperimentazione di pratiche diverse di vita all’interno della
città a cui chiunque può partecipare e di cui condividere il progetto di autogestione.

Niente soldi o finanziamenti di alcun genere perchè sappiamo arrangiarci da soli, e non desideriamo
capestri istituzionali.

Rifiuto della delega.

Dal 2 febbraio 1995, e per ben tre mesi, gli occupanti passeranno le notti barricati nel sottotetto con
due sempre svegli appollaiati sulle tegole. Le porte blindate le finestre barricate.

L’asilo sarà un’altra volta sgomberato il 5 marzo 1998, il giorno dell’arresto di Sole Silvano e
Baleno. Sarà rioccupato il giorno successivo mentre in centro la polizia carica a freddo un presidio di protesta contro gli arresti organizzato sotto il Comune. Dopo la dispersione la gente radunata
sotto l’asilo assediato (ancora una volta) toccando fino a trecento persone farà mollare la presa alla polizia.

Nell’ultimo anno l’Asilo è stato posto sotto sgombero ben due volte dall’amministrazione comunale… ma di questo ne parleremo ampiamente nei prossimi giorni.

Tredici anni vissuti, a trasformare la casa, a viverci e proporre progetti ed iniziative di autogestione,
dentro e fuori le mura. Ad accogliere viaggiatori e sperimentatori.

A farci conoscere nel quartiere ed a conoscerlo, un quartiere che a dispetto dei potenti ci ha dimostrato la sua solidarietà apertamente proprio questo autunno.

Tredici anni senza chiedere nulla all’amministrazione comunale, dimostrando che il progetto di autogestione funziona benissimo, come daltronde dimostrano le altre case occupate che sono in città, il Barocchio che ha compiuto 15 anni, El Paso che di anni ne ha 20.

Ed Il Mezcal, che invece è giovanissima, un anno e 6 mesi. Quest’ultima occupazione e le altre
che nel corso di questi anni hanno sempre incrociato la repressione del potere (dalla catastrofe olimpionica diventato più brutale e vendicativo che mai), hanno dimostrato come il messaggio e l’idea di autogestione sono capaci di affrontare gli anni senza che nulla cambi, con la stessa determinazione, perchè l’autogestione e l’azione diretta squarciano i disegni del potere, aprono nuove porte, sperimentano strade diverse, testardamente in libertà…

vecchio sito: http://asilosquat.noblogs.org/

Asilo Occupato
via Alessandria 12

Italia

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Torino: Asilo sotto sgombero e arresti – Aggiornamenti in diretta [ITA-CAS]

fonte: https://radioblackout.org website e dirette

Notizie sugli arresti e sgomberi di oggi, 7 febbraio 2019, Torino

Da questa mattina alle 4:30 perquisizioni e sgomberi all’Asilo occupato di via alessandria e alla casa occupata di corso giulio

Ore 12:00 circa

Otto indagati, richieste sette misure cautelari di cui cinque arresti, un’indagine per associazione sovversiva per le lotte contro i centri di internamento e rimpatrio per la popolazione migrante, probabile sgombero dell’Asilo.

Mentre scriviamo, continuano ad arrivare le notizie. Confermate le otto richieste detentive, continuano gli inseguimenti per le vie di Torino dei gruppi di solidali accorsi dalle varie case occupate e centri sociali.

Un primo gruppo è stato isolato stamattina sotto corso Giulio, ora un secondo è bloccato all’incrocio tra corso vercelli e via emilia, un terzo è stato rincorso in via cigna, dopo un mini corteo in zona porta palazzo. Notizie da confermare arrivano dalla casa occupata di Corso Giulio, dove pare siano accorse diverse altre camionette. Rincorse per le vie del centro e tentativi di arresto volanti in una caccia all’uomo.

direttasgomberoearresti7feb2019

direttasgomberoearresti7feb2019-ore11:00

Assemblea ore 18:00 giovedí 07 febbraio via cecchi 21/a.
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sgombero.jpgOre 20.45

Questa mattina alle 4.40 l’Asilo Occupato di via Alessandria 12 è stato preso d’assalto da un’enorme quantità di camionette.
In concomitanza sono stati effettuati sette arresti (potrebbero essere otto) per un’indagine per associazione sovversiva (Articolo 270 bis) per le lotte contro i centri di internamento e rimpatrio per la popolazione migrante.

La repressione di oggi non si ferma qua: nel condominio di fronte all’Asilo dei compagni hanno deciso di far sentire la diretta Radio dal balcone, venendo sorpresi da una interruzione di corrente provocata dagli sbirri che presidiavano il condominio attendendoli al varco.
Identificazione delle persone in zona Aurora, ma non solo, anche presidi di polizia fuori dalla stazione di Porta Susa.

Alle 18 c’è stata un’assemblea in Via Cecchi che si è rapidamente trasformata in un corteo che si sta attualmente muovendo per le strade cittadine (in questo momento si trova in Piazza Santa Giulia).

Torino oggi è una città sotto assedio: riprendiamo il controllo delle nostre vite e supportiamo la lotta dei compagni dell’Asilo ancora bloccati sul tetto dello stesso. I torinesi non si arrendono al fascismo dilagante nella città.

Rimanete sintonizzati su Radio Blackout 105.25 per gli aggiornamenti!

Riunione per organizzare il corteo di
Sabato 9 febbraio
(16:00 Piazza Castello)
@Edera Squat, Via Pianezza 115, venerdí 08 febbraio, ore 20:30

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Questa mattina (08 febbraio) abbiamo sentito Gianluca Vitale per un commento a caldo, da un punto di vista giuridico, sulla morsa repressiva ordita dal governo pentastellato cittadino contro l’Asilo, in piena sintonia con i dettami del Decreto Sicurezza salviniano. Tanto repressione contro una lotta specifica, quella contro i CPR, e contro gli/le anarchic*, quanto tassello di una guerra che l’amministrazione di Torino sta portando avanti da tempo contro tutto ciò che è considerato illegale, indecoroso e non estraibile in termini di valore capitalistico. Dalle occupazioni abitative, ai campi rom, al balon.

Audio con Gianluca vitale
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Aggiornamenti in diretta da Radio Blackout (08/02/2019) :

14:26 Si confermano i 3 arrestatx nella giornata di lotta di ieri, sono alle Vallette. A questi si aggiungono i 6 arrestatx per il 270 (associazione sovversiva).

13:28 Gli e le occupanti hanno resistito piú di 30 ore sul tetto. Il presidio é sciolto da via alessandria, si sta ora passeggiando verso corso giulio cesare. Si conferma il corteo di domani, alle ore 16:00 concentramento in Piazza Castello, assemblea organizzativa all’Edera Squat, Via Pianezza 115, stasera alle 20:30.
Note dalla diretta con uno dei ragazzi che era sul tetto (ascolta su Blackout): “La giornata comincia all’alba, giá dalla serata c’erano voci di molte camionette in giro che ci mettono in allarme e quindi ci si prepara. La polizia arriva con macchine in borghese alle 4:30. In circa un’ora la polizia riesce a raggiungerci sul tetto. Han cercato di farci credere che solo era l’applicazione delle misure cautelari, era invece chiaro che era uno sgombero, quindi decidiamo di resistere quanto piú possibile. Gli sbirri si bruciano quindi l’effeto sorpresa e rosicano perche devono chiamare i pompieri, mentre lasciano una presenza di poliziotti in borghese sul tetto chiaramente a disagio durante tutta la resistenza, i quali si lamentano che i turni non arrivavano, ogni tanto sbroccano per la situazione di stress, una roba peculiare da vedere. Un grazie al meraviglioso presidio musicale, che ci ha tenuto compagnia e che ha fatto sicuramente rosicare la DIGOS. Abbiamo avuto poca privacy per le dirette con la radio, peró abbiamo interagito con SMS. Il questore diceva che non aveva fretta, che avrebbero aspettato giorni, peró per affrettare la nostra discesa, all’inizio gli sbirri fanno una mossa azzardata, si sono impossessati di alcuni nostri viveri e di una coperta, in seguito siamo stati piú attenti a tenerceli stretti. Siamo riusciti a passare la notte e addirittura dormire a turno sul tetto dell’asilo, mentre gli sbirri dovevano stare svegli mentre noi russavamo sotto le coperte. Gli altri che erano sul tetto sono anche scesi ricuperando quanto potevano da dentro, cose musicali, della palestra, cose personali, vestiti, libri, ecc che gli sbirri tratterebbero ovvviamente come munnezza. Tutta l’operazione é stata gestita da polizia in borghese, no celerini, quindi la devastazione all’interno non era tale a quella che siamo abituati a vedere durante gli sgomberi. Gli operai dentro stanno ancora murando e lavorando per chiudere lo spazio e portare via tutto quello che é stato lasciato dentro. Sicuramente c’è stata una spettacolarizzazione dell’arresto, riprese video mentre un ragazzo in manette viene portato fuori dall’asilo dalla porta principale. Tutti gli e le arrestatx sono alle Vallette.”

13:07 Tuttx i/le resistenti sono scesi dal tetto, mentre le persone solidali recuperano il recuperabile da dentro lo stabile. Giunge notizia che anche l’hotel in piazza massaua ospita sbirri, avvistato bus da 50 posti parcheggiato davanti.

11:23 I 3 compagnx rimasti sul tetto stanno scendendo adesso, intanto l’asilo sta venendo murato per impedirne l’accesso.

10:45 Alcunx compagnx sono scesx dal tetto, uno di loro è stato portato in questura, gli altri sono lasciati liberi e hanno raggiunto il presidio solidale in Corso Brescia angolo Via Alessandira. Sul tetto restano in tre. L’asilo viene sgomberato, mentre i solidali cercano di portare via e salvare la maggior parte di cose possibile da dentro l’edificio con macchine e furgoni.

Aggiornamenti in diretta da Radio Blackout (07/02/2019) —->

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No nos encontraréis ahí. Sobre violencias de género y gestiones colectivas [CAS-CAT]

fuente: https://projectex.home.blog/

[CAS]

Escribimos este comunicado con la finalidad de compartir la preocupación y el hastío que nos han generado muchas situaciones que hemos conocido o vivido directamente en los últimos tiempos en relación con la definición de la violencia de género y su gestión en los movimientos sociales y libertarios.

Partimos de la idea de que las violencias de género son producto de un modelo heteronormativo que impone una única forma de existencia en cuanto a lo que es nuestro cuerpo, nuestra identidad, nuestra expresión de género, nuestra sexualidad y nuestras relaciones. Todas aquellas personas que no cumplimos con esta norma nos podemos ver o nos hemos visto expuestas a violencias, ya que estas son el castigo a las transgresiones y al incumplimiento de la heteronorma. Y las que suceden en los espacios que debieran ser de apoyo y solidaridad hacen insostenibles las vidas y las militancias de lxs que luchan, y por ello nos oponemos firmemente a ellas. Todas las personas que firmamos este comunicado llevamos años luchando contra el heteropatriarcado, así como por la liberación de todxs.

Ahora bien, una vez expuesta nuestra postura nos resulta imprescindible compartir una reflexión respecto a cómo el discurso feminista hegemónico está definiendo las violencias y, por defecto, se están gestionando las así denominadas agresiones.

La primera cuestión que nos resulta problemática es la forma en la que se está enmarcando, conceptualizando y considerando la Violencia de Género. Desde determinados feminismos se nombra con este término desigualdades de género estructurales o simbólicas, provocando que el concepto violencia tome un espectro demasiado grande de significados. Hemos llegado al escenario en el que una mirada, un tono elevado en una asamblea, una insistencia en mantener una conversación o un acercamiento torpe son considerados actos de violencia. Nombrando así actos tan leves se magnifica la violencia y su alcance, promoviendo una especie de estado de alarma o de terror sexual que sirve como justificación a actitudes airadas, agresivas y absolutamente desproporcionadas hacia quien los comete. No queremos decir que ciertas actitudes no tengan un componente de género, pero de reproducir el sexismo o tener una actitud sexista a cometer un acto violento o una agresión va un trecho.

Así las cosas, lo peor de todo son las consecuencias que esta definición de violencia está generando ya que, lejos de resultar empoderante o liberadora, es claramente victimizante, paternalista y criminalizadora.

Por una parte, nombrar actos de tan baja intensidad como violencia da una idea de que las mujeres y las personas diversas en cuanto al género y la sexualidad, principales víctimas de este fenómeno, son excesivamente vulnerables, lábiles y sensibles, para las cuales solo una mirada podría dañarlas y resultarles absolutamente inadmisible. Además, una víctima definida de tal manera está autorizada a reaccionar de la forma en que le venga en gana y se le  admite cualquier actitud irracional, emocionalmente exagerada de rabia o de tristeza; avalada por el hecho de haber sido víctima de la supuesta situación de violencia.

Pero esta victimización (de las mujeres y personas con diversidad sexual y de género) no se da únicamente en estos casos que estamos tratando –donde se hace un uso extremadamente extensivo del término violencia-, sino también en aquellos en los que de forma efectiva se ha producido una situación de violencia de género. No negamos que en los entornos de lucha y militancia se (re)producen estas violencias, sin embargo, entendemos que la forma en que se explican sus causas y el modo en que se acoge a la víctima condicionan los mecanismos que se proponen para abordar esta situación; siendo la (re)victimización su perversa consecuencia. La legitimación de la víctima para actuar de cualquier modo, el cuestionamiento de su agencia al negarle la capacidad de elaborar estrategias útiles y no solo vengativas y la magnificación de los efectos que esta violencia haya podido tener sobre ella son ejemplos de esta victimización.

En cualquiera de los casos, entender así  las violencias de género –sean de la intensidad que sean- lleva como contrapartida tener que abordarlas de una manera determinada y limitada, que suele derivar en estrategias criminalizadoras hacia quien las comete; cuando la criminalización nunca estuvo entre los planes de quienes pretenden transformar el mundo.

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Poland: NIE dla Konwencji Przemocowej. Dlaczego? [PL]

source: https://m.deon.pl/religia/kosciol-i-swiat/z-zycia-kosciola/art,21186,nie-dla-konwencji-przemocowej-diaczego.html

W najbliższą środę lub czwartek w Sejmie odbędzie się głosowanie nad przyjęciem przez Polskę zideologizowanej Konwencji Rady Europy o zapobieganiu i przeciwdziałaniu przemocy wobec kobiet i przemocy domowej. Ludzie Kościoła w Polsce – biskupi i świeccy – od samego początku dyskusji nad Konwencją odnosili się do niej krytycznie. Dlaczego?

Argumentowali, że dokument nie przyniesie pozytywnych rozwiązań, ugodzi natomiast w rodziny i podważy wartości, na których zbudowana jest nasza cywilizacja.

Wyraźne stanowisko wobec planów ratyfikacji kontrowersyjnej Konwencji wyrazili polscy biskupi już w lipcu 2012 r. Podkreślili w nim, że Konwencja – choć poświęcona jest istotnemu problemowi przemocy wobec kobiet – zbudowana jest na ideologicznych i niezgodnych z prawdą założeniach, których w żaden sposób nie można zaakceptować. Dokument wskazuje m.in., że przemoc wobec kobiet jest systemowa, zaś jej źródłem są religia, tradycja i kultura.

Biskupi wskazali m.in. na art. 12 konwencji, który zobowiązuje sygnatariuszy do walki z dorobkiem cywilizacyjnym, traktowanym jako zagrożenie i źródło przemocy. Konwencja wprowadza także definicję płci jako “społecznie skonstruowane role, zachowania i cechy, które dane społeczeństwo uznaje za właściwe dla kobiet i mężczyzn” (art. 3), przy czym całkowicie pomija naturalne, biologiczne różnice pomiędzy kobietą i mężczyzną i zakłada, że płeć można dowolnie wybierać lekceważąc biologię.

Szczególny niepokój wzbudziło nałożenie na sygnatariuszy obowiązku edukacji (art. 14) i promowania m.in. “niestereotypowych ról płci”, a więc homoseksualizmu i transseksualizmu.

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Mexico: A Spark of Hope – Lessons from the Zapatistas on the 25th anniversary of their uprising [ENG]

source: https://towardfreedom.org/archives/americas/a-spark-of-hope-lessons-from-the-zapatistas-on-the-25th-anniversary-of-their-uprising/

January 1, 2019 marks the 25th anniversary of the Zapatista uprising in Chiapas, Mexico. For those of us who remember that day well, it’s hard to believe it was a quarter century ago. It’s been many years since the Zapatista movement was the darling of the international solidarity scene, and many years since I’ve been back to Chiapas. But in the era of Trump – of white nationalist populism on the rise around the world, of migrant children dying in ICE detention centers, of countless other horrors, the Zapatista movement still has much to teach us – about having the chutzpah to take on state-sponsored terrorism and global capitalism, while having the wisdom and humility to know that no one has all the answers, that we make the road by walking. There is much to learn from the Zapatista movement about the enduring nature of this work and the patience that comes with that understanding.

In the era of the Me Too movement (with all its successes, we still have so far to go!) there is much we could learn from Zapatista women. I feel lucky to have worked side by side with them for several years, witnessing and absorbing the quiet dignity of their resistance, their unflinching commitment, and their discipline infused with humor, militancy infused with tenderness. In the face of patriarchy’s ugliest manifestations, they made some tremendous strides towards collective liberation. A handful of Zapatista women in key roles of leadership, combined with a broad push from women in the Zapatista base, succeeded in changing laws, institutions, behavior and expectations around gender roles and domestic violence, achieving a series of remarkable transformations for women in Zapatista territory.

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